Forse non lo sapevate che...


Buone notizie che non fanno notizia. Perché come va il mondo dipende anche da cosa guardi e da come lo guardi.

Massimo D'Alonso da www.campidicarta.org

Occhi per scrivere

di Davide Martini

Se siete giù di corda, svogliati, annoiati, lamentosi per il cattivo tempo o irritati nella coda del traffico cittadino, provate a pensare che cosa significhi vivere completamente immobilizzati potendo muovere solo un occhio. È difficile immedesimarsi in una condizione così “estrema”, ma c’è chi vi è costretto a conviverci ventiquattro ore al giorno. Un tempo nemmeno tanto lontano, probabilmente, non ci si sarebbe nemmeno potuti “confrontare” con una situazione tale, perché non esistevano le condizioni per tenere in vita persone con tali handicap; per fortuna, al momento attuale, la medicina, attraverso il supporto di ausili medicali è in grado di farlo.

Ma chi è il soggetto protagonista di questa vicenda drammatica?

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Riflessione di don Francesco Bonifacio sulla Misericordia

In occasione dell’Anno della Misericordia, il gruppo “Amici di don Francesco Bonifacio” propone questa omelia, tenuta dal Beato a Villa Gardossi-Crassiza la domenica 3 giugno 1946 e già meditata dal gruppo all’incontro dello scorso mese di gennaio.

Narra una pia leggenda che un giorno nel cielo si fece una grande festa. Gli Angeli cantavano sulle cetre d’oro: Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra.

Un nuovo beato che era appena arrivato nel regno celeste non sapeva spiegarsi il perché di tanta gioia ed allora ne domandò il motivo a S. Pietro il quale con premura rispose: Guarda laggiù sulla terra. Vedi quell’uomo pentito che si batte il petto, pregando: Signore, pietà di me peccatore? Ebbene è per lui che si fa tanta festa.

Questa leggenda è anche una consolante realtà.Leggi tutto

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Religione o religene?

di Arturo Pucillo

Molto di recente mi è capitato di leggere un approfondimento dalle pagine virtuali de “Il Piccolo”, a firma di Mauro Giacca, relativo ad alcune ricerche pubblicate su “Nature”. Tali ricerche sono state effettuate per trovare una radice biologica al bisogno intrinseco di religiosità presente nella famiglia umana. Studiando otto diverse comunità, praticanti diverse religioni (tra cui il cristianesimo), emerge che le persone credenti delle religioni che “predicano” un «dio moralizzatore (ovvero preoccupato della distinzione tra bene e male), onnisciente (che conosce pensieri e azioni) e punitivo (capace di inferire dolore)» sono «molto più disposte ad aiutare, anche economicamente, uno straniero, a patto però che questi appartenga al medesimo culto». Un’altra ricerca, presentata su “Current Biology”, ha valutato il comportamento di 1100 bambini provenienti da sei Paesi, di diversa professione religiosa (anche non credenti), da cui emerge che «l’essere religiosi correla in maniera inversa con l’altruismo e va invece di pari passo con l’istinto punitivo». In sintesi, l’autore conclude che questi comportamenti sono determinati sì dal contesto socio-educativo ma anche dal Dna (è indicata anche la variante di un gene potenzialmente responsabile di ciò). Ciò che mi colpisce è che, pensando al Dio rivelato da Cristo, inscritto nelle nostre coscienze, non vedo spazio per comportamenti come quelli rilevati nelle ricerche. Allora, delle due l’una: o i ricercatori hanno in realtà omesso di considerare i cristiani (sostenere che il “nostro” Dio è punitivo mi sembra quanto meno un azzardo), annacquandoli in altre religioni, oppure i cristiani intervistati lo sono solo a parole. Ai posteri l’ardua sentenza. «Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra [Lc 18,8]»? O troverà solo una sequenza genetica viziata da una cattiva religiosità?

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Pontifex

di Michela Brundu

 

“Ma in fondo, quante divisioni ha il Papa?”, chiese Stalin piuttosto scettico. Oggi, dopo vari decenni, sembra si debba rispondere: “Più di quante pensi, bellezza!”.

Già. Francesco, manco a dirlo, ne ha combinata un’altra, di rilievo planetario. E non tanto perché a seguito di un battibecco col papa un candidato alla Presidenza degli Stati Uniti ha visto i suoi sondaggi crollare e sta leccandosi le ferite. Questa è comunque una prova del seguito che ha l’attuale pontefice perfino nell’elettorato americano.

Ma no, qui si parla di una forza enorme, insospettata perfino tra molti credenti (che quindi non erano proprio tali…).Leggi tutto

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Quaresima

di don Antonio Bortuzzo

 

All’inizio della Quaresima il Vangelo della prima Domenica (Lc 4,1-13) ci offre alcune indicazioni che ritengo molto utili per il cammino di conversione. Gesù, come narra san Luca, fu tentato da Satana all’inizio della sua missione e al tempo stabilito della sua morte. L’Evangelista insiste sul ruolo che lo Spirito Santo svolse in questa occasione agendo in stretta unione con Gesù.

Già il popolo d’Israele era stato guidato nel deserto da Dio, messo alla prova nella sua capacità di fidarsi di Dio. Il risultato era stato catastrofico: nessuno (tranne Giosuè e Caleb) era stato fedele. Anche Mosè aveva peccato. Cristo riprende il cammino del deserto proprio lì dove Israele l’aveva esaurito e finalmente vince la prova. Il racconto evangelico insegna tante cose. Innanzitutto ci dà una bella notizia: non è vero che è impossibile resistere al tentatore, Gesù ha vinto!Leggi tutto

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La forza del passato, il coraggio del futuro

L’Azione Cattolica festeggerà presto i suoi 150 anni. È quella che si direbbe una “veneranda età”, che può vantare molta saggezza ma che certo deve fare anche i conti con quel senso di spaesamento che sorge dinanzi ad un mondo che cambia a gran velocità, e in cui quel che “si è sempre fatto” sembra non toccare più gli animi delle persone. È lo spaesamento della Chiesa italiana, che ad ogni livello (parrocchiale, diocesano, nazionale) ed in ogni angolo del Paese si chiede come interagire fecondamente con una società che sembra sempre più distante dai modi di vivere e di pensare che nascono da una coscienza cristiana. Su questa situazione di “crisi” è importante interrogarsi per capire come riformulare l’impegno associativo, cosa conservare con cura, cosa lasciare, cosa innovare. L’Assemblea diocesana dei Soci el prossimo 28 febbraio sarà l’occasione per fare il punto, per immaginare con coraggio un futuro di rinnovato impegno, sostenuto dalla forza (e dalla stabilità profonda) che viene da un passato ricco di esperienze e di riflessioni corali. Come ha detto recentemente il Presidente Nazionale dell’Associazione, Matteo Truffelli, non possiamo pensare di trovare risposte già pronte: occorre «stare in modo unico in una stagione unica». Il dibattito in assemblea è uno dei modi per garantire ché l’unicità delle soluzioni per il tempo in cui si vive possa iscriversi armonicamente nella storia di fedeltà a Cristo e alla Chiesa che caratterizza l’Azione Cattolica.

Mazzocato

Direzione e… consolazione

di Arturo Pucillo

 

 

E tre! Con l’ultimo dei tre giovedì formativi di gennaio si è concluso anche il ciclo 2016 degli incontri di formazione unitaria promossi dall’Azione Cattolica diocesana. La sala della parrocchia di Gesù Divino Operaio, gremita come anche le altre volte, ha visto i volti attenti degli aderenti seguire le parole dell’arcivescovo di Udine mons. Andrea Bruno Mazzocato, che con grande disponibilità ha trovato un tempo, tra i suoi numerosi impegni pastorali, da dedicare all’Azione Cattolica di Trieste. Leggi tutto

padre livio

Fanzaga in veritate

di Arturo Pucillo

 

Capita di intercettare, di quando in quando, le pindariche circonlocuzioni con cui padre Livio Fanzaga, direttore e conduttore di Radio Maria, esprime con grande schiettezza le proprie opinioni. L’ultima in ordine cronologico si è conquistata una certa risonanza nazionale grazie al presunto augurio di passaggio a miglior vita per la senatrice PD Monica Cirinnà, rea di essere la prima firmataria dell’omonimo disegno di legge sulle unioni civili.

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Nella combo a sinistra la Venere Capitolina, e a destra la statua coperta durante la visita del presidente iraniano Hassan Rohani. Roma, 26 gennaio 2016. ANSA/

Sotto copertura

di Arturo Pucillo

 

Salta all’occhio, in questi giorni di fermento internazionale, il clamore planetario che ha accompagnato la visita di Hassan Rouhani, presidente iraniano (leader sarebbe troppo, con l’ombra lunga degli ayatollah che si proietta a coprirne – quella sì – ogni passo). Molti caratteri stampati e virtuali sono stati spesi per descrivere gli eventi, noi ci limitiamo a ricapitolare brevemente: visita ufficiale di Rouhani in Italia (la prima dopo la fine delle sanzioni economiche internazionali che hanno afflitto l’Iran per un lungo decennio), a suggellare un rapporto privilegiato che lega i due Paesi. Come ogni visita ufficiale, esiste un complesso protocollo formale la cui predisposizione è curata da un apposito ufficio del Cerimoniale di Stato.

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L’amore che precede e perdona è pratica divina

di don Sergio Frausin

 

Commentando il passo di Gv 17, 23, in cui Gesù rivolgendosi al Padre riguardo ai discepoli, dice: «Li hai amati come hai amato me», Agostino d’Ippona (354-430) illustra: «L’amore con cui Dio ama […] non va soggetto a mutamento. Egli non ha cominciato ad amarci solo quando siamo stati riconciliati a lui per mezzo del sangue di suo Figlio; ma ci ha amati prima della fondazione del mondo, chiamando anche noi ad essere suoi figli insieme all’Unigenito»1.

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