Ritaglio&Cucito


La stampa è bella perché è varia. Articoli da salvare, da buttare o… da rammendare.

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Intransitivo passivo

di Arturo Pucillo

 

Leggendo qua e là sui quotidiani locali, più o meno social e più o meno hard copy, mi sono imbattuto nel seguente titolo: «Astensione passiva, Trieste Libera: “Grande risultato 52,6% degli elettori ci hanno appoggiato”». Mi ha fatto riflettere, come credo molti altri, in quanto l’astensione può certamente avere una componente di volontà e decisione (pensiamo all’astensione religiosa nei tempi forti), ma la storia recente dimostra come l’astensione dalle elezioni è direttamente proporzionale alla distanza nel tempo dall’immediato secondo dopo guerra, quando le ferite di chi la libertà e la democrazia l’avevano conquistata con il sangue, altro che con l’astensione!, erano ancora aperte.Leggi tutto

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«Misericordia io voglio e non sacrificio»

di don Sergio Frausin

 

Commentando la condivisione della mensa con pubblicani e peccatori raccontata dal Vangelo di Matteo (9,9-13), Ilario di Poitiers si sofferma sull’interrogativo che turbava i farisei: «Perché Gesù mangia e fa festa con i peccatori?» (cfr. Mt 9,11) e spiega come il Signore sveli loro le parole della Legge affermando che era lui che soccorreva e guariva coloro che avevano bisogno, «mentre quelli che si ritenevano sani non avevano bisogno di alcuna cura. Ma, affinché comprendessero che nessuno di loro era sano, li invitò a imparare che cosa significava: “Misericordia (Ἔλεος) voglio e non sacrifici” (Os 6,6; Mt 9,13; 12,12). La Legge, cioè, legata all’osservanza dei sacrifici, non poteva recare soccorso, ma la salvezza era riservata a tutti gli uomini per il dono della misericordia. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori alla conversione. […] Ma nessuno è giusto in forza della Legge. Egli mostra dunque che il vanto della giustizia è vano poiché, essendo i sacrifici inutili per la salvezza, la misericordia era necessaria per tutti coloro che si erano stabiliti nella Legge» (Commento al Vangelo di Matteo, IX, 2).Leggi tutto

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Risparmiare acqua. Dallo spazio

di Davide Martini

Avete mai sentito l’espressione “oro blu”? Certamente sì, dal momento che si prevede che il tentativo di accaparrarsi questa preziosissima ed indispensabile risorsa potrebbe essere una delle principali ragioni delle guerre future, combattute non più solo per il cosiddetto “oro nero”. Ed in un mondo dove una buona fetta della popolazione non solo muore di fame ma fa anche di sete, diventa sempre più necessario non sprecare questo insostituibile bene non solo per ragioni di opportunità economico-sociale, ma anche e soprattutto per motivi etici. Infatti, il paradosso sta nel fatto che mentre in molte zone del pianeta l’acqua scarseggia, in molte altre dove ce n’è in abbondanza questa viene letteralmente sprecata.Leggi tutto

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Il breviario di don Francesco

di Mario Ravalico

 

 

Don Francesco, quando percorreva i sentieri e le stradine di campagna per visitare villaggi e casolari, oltre al bastone per difendersi da eventuali serpi che poteva trovare sul suo cammino, portava sempre con sé il suo breviario. Lo confermano diverse persone, sia di Cittanova, che di Crassiza soprattutto.Leggi tutto

Syrian children march in the refugee camp in Jordan.  The number of Children in this camp exceeds 60% of the total number of refugees hence the name "Children's camp". Some of them lost their relatives, but others lost their parents.

La guerra in Siria e la crisi dei rifugiati: interesse, interessi

di Giulio Bartoli

 

Perché cominciare dalla Siria e non dal Maghreb per sbrogliare la matassa geopolitica all’origine dei flussi migratori che ci stanno mettendo in crisi? Non è un fatto scontato, perché gli interessi italiani sono molto più coinvolti nel flusso dall’Africa subsahariana che nella rotta balcanica… Ma viviamo in una città che guarda altrove rispetto all’Italia, e si vede anche nel nostro interesse, manifestato dalle nostre domande: questa è stata una delle riflessioni di padre Larivera all’ultimo incontro del gruppo FUCI a maggio scorso. Incontro diretto, non formale, attorno a un tavolo della sede di via Diaz, aperto a giovani universitari interessati ad approfondire il tema dei migranti con uno dei giornalisti che collaborano con «La Civiltà cattolica» per gli argomenti geopolitici.Leggi tutto

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Trieste al ballottaggio: un confronto tra culture?

di Giovanni Grandi

Trieste sta andando al ballottaggio e cominciano ad emergere le “anime” dei contendenti, che – almeno questo pare di poter dire – non hanno entusiasmato gli elettori al primo turno, vista la bassa affluenza al voto. Per quasi la metà dei triestini nessuno dei candidati è apparso votabile ed è prevalso il prevedibile pensiero di nobile derivazione mitteleuropea: «un pèzo de l’altro». In un primo confronto diretto tra Cosolini e Dipiazza sono arrivati sul tavolo alcuni prevedibili cavalli di battaglia, in primis il famigerato Gioco del rispetto. Sopravvalutato? Sottovalutato? Sicuramente una buona leva per stuzzicare le suscettibilità di molti, specie nel mondo cattolico, essendo diventato il facile vessillo sotto cui i detrattori hanno potuto raccogliere un vasto ed eterogeneo pacchetto di idee e visioni sul mondo delle relazioni e degli affetti.

Perché il Gioco del Rispetto – un’iniziativa animata da buone intenzioni (e da qualche ingenuità di troppo relativamente alle questioni antropologiche che evocava) – è finito per essere un prevedibile tema caldo da campagna elettorale?Leggi tutto

VOTA ANTONIO

Vota Antonio, vota Antonio…

di Gianguido Salvi

 

 

Riporto brevemente due passaggi, il primo tratto dalla tesi di «The Weeks» sulle modalità di comunicazione adottate da Donald Trump: «La sua incoerenza nell’offrire un messaggio e l’altro è in realtà frutto di un test A/B*. Dal suo profilo Twitter e nelle sue interviste segue linee diverse per capire quale funziona. Come nel caso dei soprannomi per umiliare i suoi avversari […], la strategia di Trump è perfetta per l’era in cui viviamo. Hillary Clinton ha un messaggio e lo segue. Trump dice tutto ciò che può portarlo sulla stampa. La sua mancanza di focus non è una debolezza, ma è parte di una strategia “spietata”». Il secondo, strano a dirsi, da un film di alcuni anni fa, nel quale, in un trascinante discorso finale, il presidente degli Stati Uniti conclude: «Abbiamo seri problemi da risolvere e abbiamo bisogno di persone serie per risolverli. Vi posso assicurare di una cosa: Bob Rumson non è minimamente interessato ad aggiustare nulla. Si interessa di due cose, e due cose soltanto: farvi provare paura e dirvi chi dovete incolpare…».Leggi tutto