San Giusto, martire
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da:
Giorgio
Carnelos (a cura di), Passioni dei martiri di Trieste, Ed. Vita Nuova -
Trieste
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| 1.Al
tempo degli imperatori Diocleziano e Massimiano, correva già il
loro IV anno di consolato e il IX del loro impero, si scatenò contro
i cristiani una persecuzione tale che, se qualcuno di loro non sacrificava
agli idoli, andava incontro ad ogni sorta di pena.
Proprio in quel periodo il crudelissimo Mannacio venne inviato come prefetto della circoscrizione d'Oriente, col compito di nominare, in ordine alle sue funzioni, consolari per tutte le isole e le città. Elesse quale governatore della città di Aquileia, Eunomio, uomo fedele agli déi pagani. Invece a Trieste, città della provincia dell'Istria che si trova nelle vicinanze della città di Aquileia, fu nominato magistrato Mannacio. Proprio in questa città viveva un uomo di nome Giusto, timorato del nome del Signore nostro Gesù Cristo fin dall'infanzia; egli faceva con perseveranza digiuni ed elemosine. Il suddetto magistrato Mannacio, nel sentir parlare tanto di lui, gli inviò il decurione della città con l'ordine di comparire nel suo consistorio. |
| 2.Giunto al centro del consistorio, si tracciò in fronte il segno della croce, e cosi fu da lui interrogato: "Sei o no cristiano?". Giusto, uomo di Dio, con franchezza così rispose: "Dai genitori sono stato fatto cristiano fin dalla mia infanzia". Disse il magistrato Mannacio: "Non sai o per caso non è a tua conoscenza il fatto che i piissimi imperatori hanno ordinato in lungo e in largo per le province che ogni cristiano sacrifichi ai nostri déi: chi poi si sia rifiutato, venga condannato a morte?". San Giusto disse: "Non rifiuto mai di sacrificare, ma a Dio Padre e al suo Figlio Gesù Cristo. Anche perché non posso offrire altro sacrificio che lo stesso Signore Dio dei cristiani". Disse il magistrato Mannacio: "Non sai quanti sono stati trucidati per quel Cristo, di cui parli?". Rispose san Giusto: "E' proprio questo che io chiedo frequentemente al Signore nostro Gesù Cristo, di essere degno di diventare uno di loro". Il magistrato Mannacio replicò: "Non essere anche tu come quegli stolti; avvicinati e offri incenso agli déi per essere in tal modo stimato da tutti". Il beato di Dio, Giusto, rispose: "Non ho mai trovato, ne mai potrò trovare gioia maggiore di questa: testimoniare a Cristo Re dei Cieli una fede incrollabile e essere amato da lui e dai suoi angeli". Il magistrato Mannacio disse: "Da quel che vedo ti sei messo nell'ordine di idee di morire barbaramente ucciso come gli altri". Il beato di Dio, Giusto, aggiunse: "Già una volta te l'ho detto e continuerò a ripeterlo, perché questo io bramo e desidero, se me lo permette il Signore Gesù Cristo". Allora Mannacio sentenziò cosi: "Comandiamo che tu venga tenuto in carcere, perché rifletta bene che cosa ti sia più conveniente per salvarti". |
| 3.
Rinchiuso
in carcere, il beato Giusto pregava in ginocchio il Signore dicendo: "Signore,
che mandato dal cielo dal Padre tuo, sei disceso sulla terra per il genere
umano, hai voluto nascere Dio e uomo dal grembo della Vergine Maria e hai
mostrato una grande e infinita misericordia, come la Sacra Scrittura ci
informa e insegna, ti scongiuro di concedere a me, che lotto per il tuo
nome, perseveranza come ai miei predecessori che hanno sofferto per il
tuo nome, e che credo essere stati accolti da te nel tuo paradiso. Così
anch'io, confortato da te, sono pronto a patire, perché credo che
tu, con Dio Padre e lo Spirito Santo, sei il Re dei Cieli". Passata
tutta la notte in preghiera, il giorno dopo, sul far dell'alba, Mannacio
gli ordinò di presentarsi al suo uditorio. Giunto che fu, il magistrato
gli disse: "Che cosa hai deciso per la tua salvezza?". Il beatissimo Giusto
rispose: "Non pensare che io agisca da pazzo. La
mia mente è lucida e sono pronto a morire, e il mio corpo è
preparato ad affrontare le più svariate pene piuttosto che abbandonare
il Signore Gesù Cristo, mio benefattore". Il magistrato Mannacio,
allora, diede ordine che, fattolo stendere, fosse colpito duramente a nerbate.
Mentre veniva percosso, esprimendosi con voce potente, disse al Signore:
"Ti
benedico, Signore Gesù Cristo, perché ora so che ti sei degnato
di esaudirmi. Ti supplico Signore, di portare pienamente a termine il mio
combattimento, perché io possa meritare di sperimentare la misericordia
della tua divinità ed esultare con i tuoi santi martiri".
Nel sentire queste parole Mannacio sorrise e soggiunse: "Ho l'impressione che tu sia colpito da grande follia, visto che desideri abbandonare questa luce attraente e preferisci morire malamente tra vari tormenti. Avvicìnati, sacrifica agli déi perché ti siano nuovamente propizi e tu possa riconciliarti con gli imperatori come tutti quelli che hanno posto fede in loro e ne hanno ottenuto il favore, eseguendo i loro ordini e immolando agli dei". Il santo di Dio Giusto rispose: "Ascolta e credi a ciò che ti dico, perché tu non pensi che io faccia una cosa simile, dal momento che già da tempo ho disdegnato il mondo e rifiutato i vani simulacri che non valgono niente. In realtà anche gli imperatori stessi di cui parli sono per me come niente, visto che, anche se indegno, ho ottenuto l'amicizia del mio Signore Gesù Cristo con il quale ben presto esulterò nel suo paradiso assieme ai santi martiri". A questo punto il magistrato Mannacio, pieno di sdegno, emise contro di lui questa sentenza: "Ordiniamo che Giusto, colpevole di sacrilego crimine, e di disobbedienza agli ordini degli imperatori tanto da rendersi meritevole di condanna a morte, sia gettato in fondo al mare con legati al collo, alle mani e ai piedi, dei pesi di piombo". |
| 4.
Presolo,
i servi lo costringevano a camminare. E mentre il santo di Dio veniva così
condotto via, con gioia egli stesso portava i pesi di piombo, congedandosi
dai fratelli e dai suoi fedeli amici, che si trovavano in città,
e camminava in fretta come se fosse chiamato ad un banchetto.
Giunto in un luogo remoto in riva al mare, gli legarono con una lunghissima fune mani, piedi e il collo con piombo, lo misero dentro una barchetta e lo portarono al largo. Egli intanto innalzava al Signore un inno dicendo: "Signore, tu sei il mio sostegno, hai mutato il mio lamento in danza; hai strappato la mia veste di sacco e mi hai cinto di letizia". Il beato Giusto sciolse quindi al Signore una preghiera: "Signore Dio onnipotente, Padre misericordioso del tuo Unigenito Figlio Gesù Cristo, tu che non ti sei ricordato della mia iniquità, tu che vuoi il pentimento del peccatore perché si converta dalla via iniqua e viva secondo la tua volontà, tu che hai coronato i dodici apostoli e li hai mandati per tutto il mondo a predicare te protettore e salvatore delle nostre anime, tu dunque, Padre e Figlio e Spirito Santo, che hai il potere di salvare: accogli la supplica che mi hai concesso. Nelle tue mani, dunque, Signore, affido il mio spirito". Terminata la preghiera, i servi lo gettarono in mare. Come discese nella profondità del mare, subito le funi stesse con il piombo si ruppero e il suo corpo, prima che il sole volgesse al tramonto, giunse per mare sulla riva di questa città di Trieste. |
| 5.
In
quella stessa notte, poi, un presbitero di nome Sebastiano fu informato
in visione e il martire Giusto gli disse: "Alzati
ora e troverai il mio corpo sulla riva del mare, fuori dell'acqua, ricoperto
dalla sabbia. Raccoglimi e seppelliscimi scrupolosamente in un luogo segreto
a illusione dei tiranni".
Alzandosi quindi, il beatissimo presbitero Sebastiano, passando di notte per le varie case dei fedeli, portò l'annuncio del corpo del beatissimo martire san Giusto. Ed essi uscendo cominciarono tutti a cercare lungo la riva del mare. Trovatolo, ringraziarono il Signore. Raccolto poi il suo corpo, imbalsamatolo con aromi, lo avvolsero in lini adatti e molto preziosi, e lo seppellirono non lungi da quella stessa riva dove era stato ritrovato il corpo del Santo Martire. Dopo la sua sepoltura tutti ringraziarono il Signore, perché erano stati resi degni di seppellire il santo corpo ritrovato del beatissimo martire di Cristo, Giusto. Il beatissimo Giusto morì cosi il due novembre, regnando il Signore Gesù Cristo, al quale è onore e gloria, potenza e forza nei secoli dei secoli. Amen. |