Intervento del Vescovo Eugenio
all'Assemblea diocesana
dell'Azione Cattolica di Trieste
23 marzo 2003
AC
Trieste
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“INTERPRETARE LA VITA DI TUTTI I GIORNI
DENTRO UN CAMMINO DI FEDE SERIO E CONSAPEVOLE”

1. E’ quanto vi siete proposti di assumere come stile della comunità cristiana e di sperimentarlo in un discernimento comunitario.
Vorrei aggiungere una parola che non sia solo rinnovata espressione della speranza che ripongo nell’Azione Cattolica e un saluto cordiale ed affettuoso.

2. Mi chiedo dove vivere questo discernimento se non là dove si vive la vita della fede e il mistero della comunione nella grazia? 

* Vedo l’AC nella più ampia realtà diocesana: conosco il suo carisma di “associazione scelta e promossa dai Vescovi, mediante una collaborazione diretta e organica con il loro ministero per l’evangelizzazione del mondo attraverso la formazione e la santificazione dei propri aderenti” (Statuto art. 2);

 La vedo in stretta e convinta comunione con il Vescovo, senza del quale non c’è unità nella Chiesa, ma senza del quale non si può nemmeno compiere un discernimento comunitario:esso non è solo dei laici o solo dei presbiteri, ma della comunità ecclesiale unita al suo Vescovo. Ciò che deve rendere il nostro dialogo permanente e sincero perché insieme ci lasciamo condurre dallo Spirito “con il coraggio del futuro” e con “la fantasia della santità”. Ciò che mi consente di chiedere all’AC, con particolare fiducia, l’impegno di una seria ed approfondita riflessione sui temi del convegno ecclesiale che stiamo preparando. E’ insieme che possiamo discernere l’oggi e cogliere i segni del domani della nostra Chiesa

 La vedo in aperta fraterna accoglienza e valorizzazione delle diverse realtà ed aggregazioni ecclesiali che lo Spirito ha suscitato nella nostra Chiesa. Non c’è alcuno spirito di primogenitura o, ancor meno, di superiorità o di privilegio; ci dev’essere, invece, spirito di comunione nel reciproco scambio di doni e nell’assunzione di comuni responsabilità, soprattutto in alcuni significativi momenti di vita della Chiesa e di testimonianza dinanzi alla società.

 La vedo nella realtà delle nostre parrocchie:
Vi ricordo alcune parole rivolte dal Santo Padre agli assistenti il 19 febbraio 2003: “Il legame tra la parrocchia e l’ACI è da sempre molto stretto. Nelle comunità parrocchiali l’AC ha anticipato in modo capillare e con intuito profetico l’aggiornamento pastorale del Concilio e ne ha accompagnato nel corso degli anni il cammino di attuazione. Ha portato nella parrocchia le sensibilità e le istanze di quanti risentono, nella fatica del vivere di ogni giorno, i riflessi di quel cambiamento che tocca in vario modo ogni persona, prima ancora che le comunità, e interessa gli ambienti di vita prima ancora che l’organizzazione della pastorale” (Giovanni Paolo II, agli assistenti di AC, 19 febbraio 2003, n. 2). 

 So in quali parrocchie l’Azione Cattolica, con nuovo entusiasmo ed impegno coerente, cura la formazione delle persone per “suscitare figure laicali capaci di forte slancio apostolico” (n. 3). E’ dalla comunità parrocchiale - da quella che alimenta la nostra fede nell’ascolto della Parola, che celebra l’unità e la realizza nell’Eucaristia, che si apre alla carità solidale - che il laico riceve forza per affrontare l’ambiente in cui, ogni giorno, si confronta con cultura, con il modo di vivere, con situazioni diverse e talora difficili. Una parrocchia, che pur accoglie in fraternità altri carismi e movimenti, non può rinunciare all’Azione Cattolica. Anche se non dappertutto è così e qualche sofferenza qua e là si avverte. E vi è forse chi attribuisce questo ad una visione diversa dei presbiteri nell’impostazione della loro azione pastorale nelle comunità parrocchiali.

 Ai miei fratelli presbiteri,  con convinzione e con fermezza, ripeto l’invito del Santo Padre: “non abbiate paura di accogliere in parrocchia l’esperienza associativa dell’Azione Cattolica. In essa potrete trovare non solo un valido e motivato sostegno, ma una vicinanza ed un’amicizia spirituale, insieme alla ricchezza che proviene dalla condivisione dei doni spirituali d’ogni componente della comunità (n. 4).

3. La vedo nella varietà delle sue componenti: nella freschezza e nella vivacità dell’ACR, nella formazione attenta dei giovani a mature scelte nella libertà, nell’accompagnamento dei giovani alla bellezza e grandezza del matrimonio e nella proposta alle coppie e alle famiglie di una autentica spiritualità coniugale e familiare, nell’assistenza discreta eppur forte ai giovani universitari per una loro crescita culturale che li abiliti a prendere il loro ruolo nel mondo della cultura, della scuola e della scienza, nella necessaria preparazione ad una attiva presenza di laici cristiani nella costruzione di una società libera e giusta. 

Ciò che non potrà accadere se quest’azione formativa delle coscienze non sarà illuminata da una profonda fede, che misura su Gesù - sempre più conosciuto nell’ascolto meditativo della Parola e nella contemplazione dei suoi gesti che il Vangelo a noi riporta - ogni scelta di vita. Posso ricordare che proprio da questa associazione sono venute alla nostra Chiesa numerose e solide vocazioni alla vita sacerdotale e consacrata? 

 Così a voi guardo, con fiduciosa speranza e per voi prego.
 

+ Eugenio vescovo