Convegno nazionale
di Azione Cattolica
Verona, 29.4 - 1.5.2006
AC
Trieste

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C'eravamo anche noi!!!
Ecco l'articolo di Chiara e alcune foto

 
 
 
 
 
 
 
 
 




 
 da "Vita Nuova" del 5 maggio 2006
Raccontare la vita per disegnare la speranza
Azione Cattolica a Verona per prepararsi al Convegno ecclesiale





L’Azione Cattolica, con l’incontro nazionale di Verona del 29 aprile 1 maggio “Di-segni di Speranza”, che ha visto riuniti circa 1500 delegati adulti, giovani, dell’ACR, provenienti da tutte le regioni e diocesi d’Italia, ha voluto significare prima di tutto il senso di questa associazione: essere attenti, con specificità, ad ogni persona nelle sue età e condizioni di vita. Proprio per questo si sono articolati momenti “unitari” e “specifici”, il tutto inserito nel cammino della Chiesa in vista del IV Convegno ecclesiale di Verona del prossimo autunno. Relazioni ed interventi servono fin da ora per preparare il contributo dell’AC per il convegno ecclesiale affinché “non sia solo un segno, ma un evento di speranza”. D’altra parte nelle nostre associazioni parrocchiali e diocesane convivono quotidianamente percorsi e appuntamenti formativi per giovani, adulti, e ACR, inseriti nel cammino della Chiesa locale. Essi trovano però nei momenti di incontro “assembleare” lo spazio per la condivisione nell’intergenerazionalità della proposta. Abbiamo quindi toccato con mano l’essere associazione di giovani, adulti, ragazzi che da laici di AC sono “in cammino con la Chiesa” e offrono il loro contributo di pensiero e di azione.
Il teologo Brambilla ha tracciato “la figura del cristiano della testimonianza”; testimonianza che non ha prima di tutto la forma dell’impegno, ma quella di “un esercizio del cristianesimo, con cui si entra negli spazi della vita umana. Il cristiano attua così uno scambio meraviglioso tra la specificità della fede e i linguaggi umani. “Oggi” ci ha detto “nel nostro orizzonte di popolo di Dio c’è la promessa e la sfida drammatica della testimonianza cristiana, uno degli elementi più sicuri della gloriosa tradizione dell’Ac, che ha saputo formare e forgiare credenti a tutto tondo, donne e uomini capaci di essere nella storia e di leggerla alla luce del vangelo, cristiani responsabili, cioè capaci di rendere ragione della speranza che è in loro”. Quale sfida quindi per l’AC?  “Saper stare nella chiesa con uno stile di elaborazione spirituale, pastorale e culturale”.
Anche il presidente nazionale Luigi Alici ha fatto un richiamo ad un’AC attenta ai segni dei tempi e realmente missionaria. “La missione è il volto attivo della nostra vocazione associativa, quella per cui ci chiamano Azione Cattolica. In un mondo in cui spesso è la notizia che diventa evento noi siamo testimoni di un evento che deve farsi notizia”. Testimone, che come ha sottolineato l’Assistente generale dell’AC mons. Francesco Lambiasi “è soprattutto uno che ha visto, che ricorda e che racconta”. Il racconto quindi come antica e nuova metodologia della testimonianza.
Adulti che hanno approfondito il tema della “fede adulta e della fede degli adulti” con Bruno Maggioni, biblista, Italo De Sandre, docente di sociologia e Antonio Da Re, docente di filosofia morale. Essi hanno anche cercato di esercitarsi nel racconto di esperienze di testimonianza, nate in AC, “nelle pieghe e nelle piaghe del quotidiano” per dimostrare che sono strade praticabili, possibili e da mettere in rete.
Giovani che nell’alta fedeltà hanno individuato la chiave per “giovani che sperano e per una Chiesa di speranza”. Durante le giornate sono stati aiutati da Serena Noceti, teologa, Pierpaolo Triani, pedagogista, e dal teologo don Raffaele Maiolini della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale.
L'ACR ha sentito l’esigenza di confrontarsi, alla luce dei suoi 35 anni di vita, su cosa significa oggi educare i più piccoli alla fede.
Tutti, adulti, giovani e ACR hanno infine aperto un periodo di riflessione comune per ridisegnare sotto forma di appunti la proposta formativo missionaria per gli adulti, quella di fede per i bambini e i ragazzi e quella per giovani con solide coscienze ecclesiali, giovani ad alta fedeltà, capaci cioè di fedeltà, cura e appartenenza.
“C’è una linfa benefica e sotterranea che scorre nelle vene profonde del Paese” ci ha detto ricordato il presidente Alici. “L’AC continuerà ad offrire il proprio contributo formativo per alimentare questa linfa”.
Inizia quindi da qui il racconto di queste esperienze di AC e di Chiesa.
Claudio, Duilio, Giuliana, Giuliano, Michela, Renata, Arturo, Massimo, Raffaella, Enza, Manuel, delegati rispettivamente degli adulti, dei giovani e dell'ACR di Trieste hanno partecipato a questo momento di associazione e di Chiesa per pensare, ascoltare e dialogare e hanno nel cuore inquietudini, domande sogni e qualche taccia di percorsi ed esercizi di laicità e di testimonianza per la Chiesa, la società e l’AC di Trieste. L’augurio è che i loro quotidiani racconti possano di-segnare la speranza.
 

Chiara Sancin 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 



Le nostre foto


Ci si ritrova tutti nel duomo di Verona, per pregare e riflettere

Ecco parte della numerosa delegazione di Trieste: qui alcuni adulti pimpanti...
 

 

Fabiana Martini coordina la tavola rotonda delle testimonianze (settore adulti)
 

Un raro momento di relax del presidente...
 

Tra i molti incontri, ecco anche Fabio Zavattaro, 
direttore responsabile di Segno nel mondo e noto vaticanista di Rai1

Ed eccoci pronti alla partenza: foto di gruppo!

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