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Raccontare la vita per disegnare la speranza
Azione Cattolica a Verona per prepararsi al Convegno
ecclesiale
L’Azione Cattolica, con l’incontro nazionale di Verona del 29 aprile
1 maggio “Di-segni di Speranza”, che ha visto riuniti circa 1500 delegati
adulti, giovani, dell’ACR, provenienti da tutte le regioni e diocesi d’Italia,
ha voluto significare prima di tutto il senso di questa associazione: essere
attenti, con specificità, ad ogni persona nelle sue età e
condizioni di vita. Proprio per questo si sono articolati momenti “unitari”
e “specifici”, il tutto inserito nel cammino della Chiesa in vista del
IV Convegno ecclesiale di Verona del prossimo autunno. Relazioni ed interventi
servono fin da ora per preparare il contributo dell’AC per il convegno
ecclesiale affinché “non sia solo un segno, ma un evento di speranza”.
D’altra parte nelle nostre associazioni parrocchiali e diocesane convivono
quotidianamente percorsi e appuntamenti formativi per giovani, adulti,
e ACR, inseriti nel cammino della Chiesa locale. Essi trovano però
nei momenti di incontro “assembleare” lo spazio per la condivisione nell’intergenerazionalità
della proposta. Abbiamo quindi toccato con mano l’essere associazione di
giovani, adulti, ragazzi che da laici di AC sono “in cammino con la Chiesa”
e offrono il loro contributo di pensiero e di azione.
Il teologo Brambilla ha tracciato “la figura del cristiano della testimonianza”;
testimonianza che non ha prima di tutto la forma dell’impegno, ma quella
di “un esercizio del cristianesimo, con cui si entra negli spazi della
vita umana. Il cristiano attua così uno scambio meraviglioso tra
la specificità della fede e i linguaggi umani. “Oggi” ci ha detto
“nel nostro orizzonte di popolo di Dio c’è la promessa e la sfida
drammatica della testimonianza cristiana, uno degli elementi più
sicuri della gloriosa tradizione dell’Ac, che ha saputo formare e forgiare
credenti a tutto tondo, donne e uomini capaci di essere nella storia e
di leggerla alla luce del vangelo, cristiani responsabili, cioè
capaci di rendere ragione della speranza che è in loro”. Quale sfida
quindi per l’AC? “Saper stare nella chiesa con uno stile di elaborazione
spirituale, pastorale e culturale”.
Anche il presidente nazionale Luigi Alici ha fatto un richiamo ad un’AC
attenta ai segni dei tempi e realmente missionaria. “La missione è
il volto attivo della nostra vocazione associativa, quella per cui ci chiamano
Azione Cattolica. In un mondo in cui spesso è la notizia che diventa
evento noi siamo testimoni di un evento che deve farsi notizia”. Testimone,
che come ha sottolineato l’Assistente generale dell’AC mons. Francesco
Lambiasi “è soprattutto uno che ha visto, che ricorda e che racconta”.
Il racconto quindi come antica e nuova metodologia della testimonianza.
Adulti che hanno approfondito il tema della “fede adulta e della fede
degli adulti” con Bruno Maggioni, biblista, Italo De Sandre, docente di
sociologia e Antonio Da Re, docente di filosofia morale. Essi hanno anche
cercato di esercitarsi nel racconto di esperienze di testimonianza, nate
in AC, “nelle pieghe e nelle piaghe del quotidiano” per dimostrare che
sono strade praticabili, possibili e da mettere in rete.
Giovani che nell’alta fedeltà hanno individuato la chiave per
“giovani che sperano e per una Chiesa di speranza”. Durante le giornate
sono stati aiutati da Serena Noceti, teologa, Pierpaolo Triani, pedagogista,
e dal teologo don Raffaele Maiolini della Facoltà Teologica dell’Italia
Settentrionale.
L'ACR ha sentito l’esigenza di confrontarsi, alla luce dei suoi 35
anni di vita, su cosa significa oggi educare i più piccoli alla
fede.
Tutti, adulti, giovani e ACR hanno infine aperto un periodo di riflessione
comune per ridisegnare sotto forma di appunti la proposta formativo missionaria
per gli adulti, quella di fede per i bambini e i ragazzi e quella per giovani
con solide coscienze ecclesiali, giovani ad alta fedeltà, capaci
cioè di fedeltà, cura e appartenenza.
“C’è una linfa benefica e sotterranea che scorre nelle vene
profonde del Paese” ci ha detto ricordato il presidente Alici. “L’AC continuerà
ad offrire il proprio contributo formativo per alimentare questa linfa”.
Inizia quindi da qui il racconto di queste esperienze di AC e di Chiesa.
Claudio, Duilio, Giuliana, Giuliano, Michela, Renata, Arturo, Massimo,
Raffaella, Enza, Manuel, delegati rispettivamente degli adulti, dei giovani
e dell'ACR di Trieste hanno partecipato a questo momento di associazione
e di Chiesa per pensare, ascoltare e dialogare e hanno nel cuore inquietudini,
domande sogni e qualche taccia di percorsi ed esercizi di laicità
e di testimonianza per la Chiesa, la società e l’AC di Trieste.
L’augurio è che i loro quotidiani racconti possano di-segnare la
speranza.
Chiara Sancin
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