DECAPOLIS


Cose dell’altro mondo. E magari anche di questo.

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Impressioni dall’Assemblea nazionale

di Gianguido Salvi

 

Come sempre quando mi viene chiesto di tradurre in parole le sensazioni e le passioni che vivo, ho un attimo di esitazione, così è per molte cose della mia vita, di questo incredibile viaggio in cui mi trovo proiettato, aiutato dalle poche coordinate che l’esperienza mi offre e avendo come stella polare la rotta che il Signore ha già tracciato per me, ma di cui ancora non conosco l’approdo definitivo.

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Buon compleanno, Azione cattolica!

a cura del gruppo Giovanissimi della parrocchia dei Santi Pietro e Paolo

 

Roma, ai nostri occhi, appare un po’come una città eterna che con le storie e i silenzi del suo passato ogni volta ci rinnova fede e speranza.
Noi abbiamo passato tre giorni nella capitale nei quali abbiamo imparato a conoscere i luoghi in cui la storia dell’Ac ha avuto origine, luoghi così carichi di silenzi e testimonianze di chi c’era prima di noi e che ci ha lasciato in eredità. Tre giorni in cui scoprire che questi luoghi ti cambiano personalmente, regalandoti una nuova emozione che diverrà un fantastico ricordo.Leggi tutto

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Vecchi vescovi

di Michela Brundu

 

È quasi estate. Tra le notizie e notiziole che arrivano copiose e quasi ci sovrastano, in questi ultimi giorni capita di sentire due vescovi che si autodefiniscono “vecchi”.

È una curiosità a bordo pagina, d’accordo. Ma viene voglia di dedicarle attenzione.Leggi tutto

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Weekend Adultissimi a Spello

Gli Adultissimi dell’AC di Trieste sono invitati a partecipare ad un’iniziativa nazionale a loro rivolta: si tratta di un weekend a Spello (Perugia) nelle date 9-11 giugno intitolato “Custodire, consegnare, generare”. Di seguito, il link dell’evento con ulteriori informazioni: http://casasangirolamo.azionecattolica.it/esperienze/1417. In alternativa, si possono ricevere altre notizie organizzative scrivendo a settoreadulti.trieste@gmail.com, oppure telefonando al numero 393.7226463 (Luca Tedeschi).

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Va Crucis fra Tabor e Calvario

di Sebastiano Cecco e Nicholas Pellizer

 

La Via Crucis vuole richiamare all’attenzione di noi tutti un cammino verso la vita che sovverte la logica dell’autoaffermazione e dello scarto per fare spazio a quella dell’ospitalità e del farsi carico delle povertà e delle fragilità proprie e altrui. È la via lungo cui fioriscono le Beatitudini del Regno, annunciate e vissute dal primo e vero Beato, Gesù Cristo Leggi tutto

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Sulla stessa barca

di Giulio Bartoli

 

Questo il titolo dell’incontro organizzato dal gruppo FUCI con alcune persone che, all’interno della Caritas diocesana di Trieste, si occupano del servizio accoglienza dei profughi: Alberto Flego (Ufficio immigrazione) e Katarina Modić (Servizio accoglienza). Una chiacchierata che si è svolta presso l’edificio H3 dell’Università di Trieste nello scorso mese di marzo. L’obiettivo era cercare di capire quello che si fa e quello che resta da fare per i migranti nella nostra città. Il risultato è stato un progetto di impegno del nostro gruppo a favore dell’integrazione.Leggi tutto

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«Li amò fino alla fine» (Gv 13,1)

di don Sergio Frausin

 

Seguire con la fede Gesù nella sua Passione pasquale di amore per gli esseri umani, lasciandosi coinvolgere e trovando il proprio posto in questa storia, significa scoprire, riconoscere e accogliere la vera potenza di Dio nella mitezza inerme e riconciliante di Colui che amò i suoi sino in fondo (cfr. Gv 13,1) e poter pregare con la Chiesa: «O Dio, che riveli la tua onnipotenza soprattutto con la misericordia e il perdono»1.

La potenza dell’amore sino alla fine si manifesta nel deporre le vesti e cingere l’asciugamano del servizio umile abbassandosi a lavare i piedi di chi si ama (cfr. Gv 13,1-13). «Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi» (Gv 13,14-15). I membri della comunità di Colui che è venuto in mezzo a noi come colui che serve (cfr. Lc 22,26-27) sono impegnati, a cominciare da Pietro, dal gesto sorprendente, spiazzante del Maestro nella sera dell’ultima cena, a riconoscere di aver bisogno di essere amati concretamente e personalmente da Lui, a deporre le vesti delle sicurezze e delle presunzioni mondane, del potere, per assumere il grembiule del servizio umile e della dedizione disinteressata come testimonianza del Signore nella storia. «Chi vuole disegnare la Chiesa come il cuore di Gesù sente, la dovrebbe disegnare con l’asciugatoio ai fianchi» (don Tonino Bello).

«Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici» (Gv 15,13).

Un amore sino in fondo è comunicato nei gesti e nelle parole della cena in cui Gesù lascia se stesso ai suoi in cibo e bevanda nel pane e nel vino, esodo verso la libertà e alleanza definitivi, offrendo il boccone della propria vita per nutrire chi non lo riconosce e lo tradisce (cfr. Gv 13,21-33.36-38). «Noi possiamo tradire l’amicizia di Cristo; Cristo non tradisce mai noi, suoi amici. Anche quando non lo meritiamo, anche quando ci rivoltiamo contro di lui, anche quando lo rinneghiamo. Davanti ai suoi occhi, davanti al suo cuore, noi siamo sempre gli amici del Signore» (don Primo Mazzolari).

Nel processo di Gesù di fronte a Pilato (cfr. Gv 18,33-38) la potenza dell’amore sino in fondo è la testimonianza inerme, a proprie spese, e anche silenziosa, della verità che rende liberi di fronte al potere schiavo della menzogna e dell’ingiustizia, come racconta l’esperienza di chi dà la vita innanzi tutto a favore di coloro che lo uccidono per «risvegliare in loro la verità dell’amore»2. La regalità di Gesù non è competizione di poteri, ma è l’amore che «prende su di sé la violenza della menzogna, senza cadere nella trappola di usare gli stessi mezzi»3. La potenza della verità che è Gesù è da ascoltare, intuire per lasciarsene interpellare e risponderle nella propria coscienza e così essere liberi, come il silenzio e la voce dell’innocente colpito dalla violenza del male, del condannato ingiustamente; anche tacendo la verità dell’amore smaschera la falsità che opprime l’uomo.

Sulla via della croce colui che «attraverso il corpo soggetto alla sofferenza […] prese su di sé le sofferenze di tutti»4 testimonia la potenza del Giusto che porta su di sé le iniquità degli altri e riscatta la moltitudine degli uomini dall’iniquità. «Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia; dalle sue piaghe siete stati guariti» (1Pt 2,24).

«È proprio di Dio usare misericordia e specialmente in questo si manifesta la sua onnipotenza. Le parole di san Tommaso d’Aquino mostrano quanto la misericordia divina non sia affatto un segno di debolezza, ma piuttosto la qualità dell’onnipotenza di Dio» (Misericordiae Vultus 6), che non è l’efficacia onnirisolutiva che pretenderemmo sulla base di un modello tecnocratico di potenza proiettato su Dio. In Gesù crocifisso, Dio rivela la sua potenza come misericordia e perdono, una potenza che tutti può riabilitare. Nel volto di Gesù incontriamo la potenza di un Dio accostabile con fiducia e speranza perché di fronte alla gravità del peccato risponde con la pienezza del perdono. La misericordia sarà sempre più grande del peccato e nessuno può porre un limite all’amore di Dio che perdona (cfr. Misericordiae Vultus 3), concedendo un nuovo inizio, nuove condizioni affidabili di vita5.

Nel silenzio, nell’attesa e nella speranza del Sabato Santo la potenza del Crocifisso, morto a vantaggio di tutti (cfr. Eb 2,9), è offerta di vita e di risveglio a tutti coloro che sono prigionieri delle tenebre e nell’ombra della morte, offerta di libertà dalla paura di perdere, dalla paura della morte che tiene schiava la capacità di amare donando la vita, offerta di perdono e risurrezione da ciò che mortifica e abbruttisce l’immagine di Dio che è ciascuno.

«Risorgi dai morti. Io sono la vita dei morti. Risorgi, opera delle mie mani! Risorgi mia effige, fatta a mia immagine! Risorgi, usciamo di qui! Tu in me e io in te siamo infatti un’unica e indivisa natura. Per te io, tuo Dio, mi sono fatto tuo figlio. Per te io, il Signore, ho rivestito la tua natura di servo. Per te, io che sto al di sopra dei cieli, sono venuto sulla terra e al di sotto della terra. Per te uomo ho condiviso la debolezza umana, ma poi son diventato libero tra i morti. Per te, che sei uscito dal giardino del paradiso terrestre, sono stato tradito in un giardino […], e in un giardino sono stato messo in croce. Guarda sulla mia faccia gli sputi che io ricevetti per te, per poterti restituire a quel primo soffio vitale. Guarda sulle mie guance gli schiaffi, sopportati per rifare a mia immagine la tua bellezza perduta»6.

Con questa speranza nella potenza divina dell’amore sino alla fine e sino in fondo vissuta e comunicata da Gesù crocifisso e risorto, ci auguriamo buona Pasqua.

1 Cfr. Colletta della XXVI Domenica del Tempo ordinario.

2 Cfr. S. Fausti, Una comunità legge il Vangelo di Giovanni, II, EDB-Ancora, Bologna-Milano 2004, p. 147.

3 Ivi, p. 148.

4 Cfr. Melitone di Sardi, vescovo, Omelia sulla Pasqua, capp. 65-67; SC 123, pp. 95-101.

5 Cfr. W. Kasper, Misericordia, 82. Cfr. Sal 86,5; Sap 15,1: «Ma tu, nostro Dio, sei buono e veritiero, sei paziente e tutto governi secondo misericordia».

6 Da un’antica Omelia sul Sabato santo (PG 43, 439. 451. 462-463).

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Via Crucis cittadina

Anche quest’anno il Settore Giovani dell’Azione Cattolica di Trieste organizza, in collaborazione con le altre aggregazioni laicali facenti capo alla Pastorale giovanile, la Via Crucis cittadina, che si svolgerà venerdì 14 aprile a partire dalle ore 21.00 all’inizio di via Capitolina e che si concluderà nella Cattedrale di San Giusto. Sarà presieduta dal Vescovo Crepaldi. Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare.

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La Commissione storica italo-slovena

di Raoul Pupo

 

Nellottobre del 1993 vennero costituite dai ministeri degli Esteri dItalia, Slovenia e Croazia due Commissioni miste storico-culturali, una italo-slovena ed una italo-croata. Era la conclusione di uniniziativa politica avviata tre anni prima, nel settembre 1990, quando il consiglio comunale di Trieste aveva votato allunanimità una mozione in cui si chiedeva la costituzione di una Commissione storica italo-jugoslava incaricata di far chiarezza sul problema delle foibe. Nel frattempo, la Jugoslavia era andata a gambe allaria, ma la trattativa non era abortita perché i tre governi avevano tutto linteresse a che la riscoperta delle zone oscure dei reciproci rapporti resa possibile dalla caduta del comunismo non divenisse pretesto per strumentalizzazioni politiche capaci di compromettere le relazioni fra i nuovi vicini.Leggi tutto

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Ancora e sempre più Europa

di Silvano Magnelli

 

Quando sessant’anni fa i fondatori dell’Europa unita facevano i primi passi, avevano nei loro sensi ancora l’odore acre del sangue e del fumo delle macerie di una guerra scoppiata in Europa per precise responsabilità di fanatismi nazionalisti e razzisti, una guerra poi dilagata nel mondo. Solo un movimento complessivo di riforma delle relazioni internazionali, civili, politiche, economiche, culturali, religiose tra i popoli e le comunità poteva fare un percorso diverso e farci uscire dall’odio disseminato.Leggi tutto