Due passi in città


Quelli che... la sacrestia è confortevole e affrescata, ma non è esattamente casa loro. Ovvero: da laici cristiani, nel sociale e nel politico.

Quelli che… la sacrestia è confortevole e affrescata, ma non è esattamente casa loro. Ovvero: da laici cristiani, nel sociale e nel politico.

HONG KONG, HONG KONG - JUNE 12:  A protester makes a gesture during a protest on June 12, 2019 in Hong Kong China. Large crowds of protesters gathered in central Hong Kong as the city braced for another mass rally in a show of strength against the government over a divisive plan to allow extraditions to China. (Photo by Anthony Kwan/Getty Images)

Dare a Xi quel che è di Xi?

di Lorenzo Klun

 

Hong Kong. Sei mesi in piazza, con picchi di 2.000.000 di persone secondo gli organizzatori, 338.000 secondo la polizia. Il motivo delle proteste? Il disegno di legge sull’estradizione, che avrebbe permesso alla Cina di spostare prigionieri da Hong Kong al resto della Repubblica Popolare Cinese (RPC).

 

Da quel lontano 9 giugno 2019 la situazione è molto cambiata. A dover gestire la situazione è stata la governatrice Carrie Lam, da molti considerata troppo vicina a Pechino. Dopo diversi ‘tira e molla”, il 4 settembre la governatrice ha ritirato il disegno di legge incriminato, affossato definitivamente il 24 ottobre. Ma questo non è bastato. Ormai era troppo poco, e troppo tardi”.

La composizione di coloro che sono scesi in piazza è molto eterogenea. Importante la componente cristiana. Dei 7 mln di abitanti di Hong Kong, solo il 12% sono cristiani (dei quali il 42% cattolici). Sembrerebbe poco, ma la loro presenza nella vita educativa, sociale e politica supera di molto le percentuali.

La Chiesa cattolica è presente nell’ex colonia britannica dalle prime missioni di evangelizzazione di metà ‘800. Ad oggi gestisce circa 300 istituti scolastici appartenenti ad ogni livello, svolgendo un ruolo primario nell’istruzione dei giovani hongkonghesi. La Caritas non è da meno: è la più grande organizzazione sociale della città. E infine la reputazione della Chiesa di Hong Kong, a differenza di quanto successo negli ultimi anni in molte parti del mondo, non è stata macchiata da scandali di abusi su minori. Ciò spiega il grande rispetto suscitato da questa nella popolazione.

Se non si può marciare, si può sempre pregare. Così, quando una manifestazione programmata per il 15 settembre non ha ottenuto i necessari permessi, è subentrato il vescovo emerito. L’87enne cardinale Joseph Zen Ze – Kiun da anni definito la  “coscienza di Hong Kong ha annunciato tramite Facebook che quel giorno avrebbe condotto un pellegrinaggio attraverso tre chiese cittadine, fermandosi a pregare in ciascuna di esse. Per qualche strana coincidenza le tre chiese si trovavano lungo il percorso negato ai manifestanti. Nel suo pellegrinaggio si sono unite a lui in preghiera centinaia di persone. A pregare nella terza tappa (San Giuseppe) erano migliaia di fedeli. Fedeli che al termine della preghiera sono stati dispersi dai lacrimogeni della polizia.

Ma questo è solo un esempio di come i cristiani siano stati presenti nelle proteste. Sono cristiani anche Joshua Wong (protestante) e Agnes Chow (cattolica), leader della rivoluzione degli ombrelli del 2014. Sono cristiani 3 dei 4 personaggi che il 19 agosto 2019 l’agenzia ufficiale Nuova Cina ha disegnato come nuova “Banda dei Quattro, considerandoli responsabili dei disordini a Hong Kong. Ed era  Sing Alleluiah to the Lord l’inno ufficioso delle proteste, prima che venisse scritto l’ufficiale Glory to Hong Kong. Si tratta di fatto di un movimento ecumenico.

Stranamente, ma non troppo, è cattolica anche la governatrice Carrie Lam. In realtà questo è proprio uno dei motivi che ha spinto Pechino a farla eleggere: per gestire Hong Kong, è necessario avere buoni rapporti con le gerarchie e il popolo cristiano. E lei sembrava averli. Era, per esempio, grande amica del vescovo Michael Yeing Ming-cheung, morto lo scorso gennaio e non ancora sostituito.

 

E il Vaticano? Al momento tace. Non sono state rilasciate dichiarazioni sulle proteste. Ad influire forse anche l’accordo provvisorio siglato tra Vaticano e Cina il 22 settembre 2018, con cui si è trovata una bozza di risoluzione alla decennale questione della ‘lotta per le investiture’ in salsa cinese.

In quell’incontro è stata restituita al Pontefice l’autorità di decidere per quanto riguarda i vescovi cinesi. D’altra parte è stato riconosciuto un ruolo fondamentale, nel processo decisionale, al clero cinese e a Pechino.

Come comunicato al tempo dalla nota rilasciata dalla Sala Stampa vaticana, «al fine di sostenere l’annuncio del Vangelo in Cina», papa Francesco ha deciso «di riammettere nella piena comunione ecclesiale anche i rimanenti vescovi “ufficiali” ordinati senza mandato pontificio».

La domanda che resta aperta è se questo accordo trovi applicazione anche ad Hong Kong. La risposta più probabile è che in teoria no, ma in pratica non si sa. Fatto sta che Roma aspetta l’evolversi della situazione, e per il momento il seggio vacante è affidato all’amministratore apostolico John Tong, che invita entrambe sia Pechino che i manifestanti al dialogo (senza negare qualche critica alla gestione cinese delle proteste).

 

Le chiese hongkonghesi sembrano quindi più vive che mai. E se non tutti i cristiani sono contrari al presidente Xi Jinping, sembra proprio che una buona parte sia reticente a “dare a Xi quel che è di Xi”. O almeno non prima di aver ottenuto qualche diritto in più.

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Pio XII, Salvini e il valore della complessità

di Lorenzo Klun

 

Il 2 marzo 2020 verranno aperti alla consultazione gli archivi vaticani relativi al pontificato di Pio XII, il papa della seconda guerra mondiale. L’ha annunciato alcune settimane fa Papa Francesco, il quale ha poi commentato: “Assumo questa decisione con animo sereno e fiducioso, sicuro che la seria e obiettiva ricerca storica saprà valutare nella sua giusta luce, con appropriata critica, momenti di esaltazione di quel Pontefice e, senza dubbio, anche momenti di gravi difficoltà, di tormentate decisioni, di umana e cristiana prudenza”.

 

Per i meno informati, il pontificato di Pio XII è stato soggetto a molte controversie a causa della linea che il Vaticano portò avanti nei confronti del nazifascismo prima e durante la seconda guerra mondiale. Ad essergli rimproverata è stata soprattutto l’assenza di condanne esplicite nei confronti dei regimi fascisti. A motivare tale atteggiamento ci potrebbe essere stata la volontà, da parte del Papa, di proteggere i cittadini; in particolare le centinaia di ebrei italiani a cui sarebbero stati forniti dei falsi attestati di battesimo. In questo modo si sarebbero quindi salvate molte vite. È proprio per poter aggiungere qualche tassello a questo mosaico pieno di interrogativi che l’apertura degli archivi pontifici potrebbe risultare utile.

Così, nonostante qualche giornale, all’indomani dell’annuncio, titolasse “Ormai è inutile aprirli [gli archivi]”, la notizia potrebbe riscuotere l’interesse anche dei non addetti ai lavori. Per quale ragione?

10 febbraio 2019. Il Ministro dell’Interno Matteo Salvini, in visita alla foiba di Basovizza per il Giorno del Ricordo, durante il discorso conclusivo dichiara “Le gocce che scendono [oggi] uniscono i bimbi morti ad Auschwitz e i bimbi morti a Basovizza. Non ci sono martiri di serie A e martiri di serie B”, scatenando numerose polemiche. Se sulla seconda affermazione non si possono avere obiezioni, lo stesso discorso non vale certamente per la prima.

Infatti il dolore di una perdita non è mai misurabile e non esistono atrocità più atroci di altre. Ciascuna tragedia resta sempre tale, e per non rischiare di cadere nel benaltrismo non la si può sminuire nel mero calcolo matematico delle vittime.

Ciò che però non va fatto, anche e soprattutto per rispetto dei caduti, è passare sopra ai fatti storici. Le legittime appartenenze politiche, ideologiche o identitarie hanno un solo limite di espressione: i fatti. Qualunque posizione politica si voglia sostenere, non si può eludere la verità. E la verità è che, mentre sono numerosi i casi provati di bambini che nei campi di concentramento hanno trovato la morte, su casi provati di bambini ritrovati nelle foibe il dubbio resta. Questo non nega il dolore di coloro che nelle foibe ci sono morti, né dei loro cari, ma ci riporta dalle opinioni alla verità storica. È forse poco?

 

La decisione di Papa Francesco va quindi controcorrente rispetto ad una tendenza diffusa: tirare la coperta della storia dalla propria parte, senza verificare con il giusto approfondimento che ciò corrisponda a verità.

Per scongiurare la polarizzazione e le inevitabili fake news sugli eventi passati, è necessario che la ricerca storica indaghi con l’utilizzo di tutte le fonti a cui riesce ad accedere, smarcandosi da influenze ideologiche ed evitando il gioco degli equilibri, ma rendendo onore al solo equilibrio possibile: quello della verità, che racchiude in sé molte esperienze, ma non si riduce in nessuna di esse.

La parola chiave è complessità.

foto articolo venezuela

Radio Bullets

di Davide Martini

 

F. M.

Radio Bullets (https://www.radiobullets.com) — Le notizie che frantumano il silenzio (bullets significa proiettili) — è un progetto giornalistico creato da giornalisti e operatori dell’informazione. Nasce alla fine del 2015 su un sogno: quello di ritrovare la qualità di un mestiere dove indipendenza, competenza, passione e impegno sono alla base di una professione che dovrebbe essere garanzia per chi legge. Ci sono tante notizie che non trovano spazio nei media tradizionali: in particolare, in Italia si parla pochissimo di esteri (ormai la figura del corrispondente è quasi sparita, quella dell’inviato notevolmente ridimensionata: quando succede qualcosa, s’invia qualcuno all’ultimo minuto e per poco tempo, senza creare le condizioni perché possa comprendere veramente cos’è accaduto), mentre Radio Bullets crede che conoscere quello che ci circonda permetta di capire anche il nostro Paese; per farlo però occorre continuità, approfondimento, studio e tempo.

Barbara Schiavulli, giornalista e direttrice di Radio Bullets (https://www.radiobullets.com/members/barbara-schiavulli/), grazie a un progetto di crowdfunding (una raccolta finanziaria a cura di lettori e ascoltatori desiderosi di sostenere un’informazione libera) in Venezuela ci è andata la prima volta nell’agosto del 2017, quando del Venezuela e della sua crisi non parlava nessuno, e ci è tornata ora, raccontando soprattutto la drammatica quotidianità della gente comune. In questo articolo parla del difficile viaggio degli aiuti umanitari in un Paese in ginocchio, dove mancano i più elementari medicinali e gli ospedali sono tra i posti meno sicuri, come hanno dimostrato anche i recenti fatti di cronaca.

 

https://www.radiobullets.com/rubriche/una-goccia-nel-mare/

IRCI2

Uno di noi. La mostra dedicata a don Francesco Bonifacio

di Francesco Longo

 

Spesso i santi appaiono lontani, uomini e donne di altri tempi, modelli irraggiungibili di perfezione spirituale.

Questo è particolarmente vero per i ragazzi più giovani delle nostre parrocchie e dei nostri gruppi, che generalmente hanno poche occasioni di incontrarne in modo attivo la vita e la testimonianza. Al più riconoscono i santi della Chiesa primitiva o i patroni della propria città o del nostro paese. È allora importante, specie nelle attività di catechesi, riuscire a far incontrare i ragazzi con la vita dei santi.Leggi tutto

Circolo stampa

Testimoni fedeli delle nostre terre: misericordia e perdono

di Giulio Bartoli

 

Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di grazia e di fedeltà, che conserva il suo favore per mille generazioni, che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato.

Così YHWH si rivela a Mosè nel libro dell’Esodo: un Dio che non soltanto esiste e dà esistenza, ma ama. Questo amore non è un semplice sentimento, ma si manifesta con azioni potenti a favore di Israele, in un progetto di salvezza che si compie definitivamente con Cristo. Con questa chiara riflessione teologica don Antonio Bortuzzo ha concluso due incontri che si sono tenuti durante il mese di gennaio presso gli ambienti del Circolo della Stampa in cui sono state presentate le figure di cinque sacerdoti che hanno testimoniato con molte sofferenze e spesso con la propria morte la misericordia di Dio verso gli uomini. La testimonianza di questi uomini, ha infatti continuato don Antonio, dimostra chiaramente che la misericordia non è qualcosa che si sente, ma si fa – e mai da soli, ma sempre con qualcuno che la dona e qualcuno che si lascia misericordiare.Leggi tutto

Derecho-vida

Neželjena – Non voluta

di Giovanni Grandi

 

La notizia della campagna contro l’aborto selettivo delle nasciture femmine in Montenegro è rimbalzata in questi giorni su molti quotidiani.

L’ha evidenziata su «Il Piccolo» Stefano Giantin, collocandola nel quadro delle denunce delle disparità di considerazione tra il femminile e il maschile: «“Neželjena”, non voluta, è il leitmotiv della campagna lanciata dall’Ong Centro per i diritti delle donne, che ha denunciato che in Montenegro “ogni anno viene effettuato un gran numero di aborti selettivi”, pratica vietata ma che rimane significativa in un Paese che “dà più valore ai bambini maschi che alle femmine” per il retaggio di un’arcaica cultura patriarcale».Leggi tutto

immigranti

Sulla stessa barca

di Giulio Bartoli

 

Questo il titolo dell’incontro organizzato dal gruppo FUCI con alcune persone che, all’interno della Caritas diocesana di Trieste, si occupano del servizio accoglienza dei profughi: Alberto Flego (Ufficio immigrazione) e Katarina Modić (Servizio accoglienza). Una chiacchierata che si è svolta presso l’edificio H3 dell’Università di Trieste nello scorso mese di marzo. L’obiettivo era cercare di capire quello che si fa e quello che resta da fare per i migranti nella nostra città. Il risultato è stato un progetto di impegno del nostro gruppo a favore dell’integrazione.Leggi tutto

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La Commissione storica italo-slovena

di Raoul Pupo

 

Nellottobre del 1993 vennero costituite dai ministeri degli Esteri dItalia, Slovenia e Croazia due Commissioni miste storico-culturali, una italo-slovena ed una italo-croata. Era la conclusione di uniniziativa politica avviata tre anni prima, nel settembre 1990, quando il consiglio comunale di Trieste aveva votato allunanimità una mozione in cui si chiedeva la costituzione di una Commissione storica italo-jugoslava incaricata di far chiarezza sul problema delle foibe. Nel frattempo, la Jugoslavia era andata a gambe allaria, ma la trattativa non era abortita perché i tre governi avevano tutto linteresse a che la riscoperta delle zone oscure dei reciproci rapporti resa possibile dalla caduta del comunismo non divenisse pretesto per strumentalizzazioni politiche capaci di compromettere le relazioni fra i nuovi vicini.Leggi tutto