Generazioni


La vita in AC, giorno per giorno

La vita in AC, giorno per giorno

Ricordando il vescovo Eugenio

di Fabiana Martini *

Con mons. Ravignani, che oltre a essere il pastore della nostra comunità è stato anche il mio editore, ho avuto il privilegio di lavorare a stretto contatto per dieci anni.

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Ricordando don Eugenio, sacerdote e Vescovo di queste terre

di Mario Ravalico e Arturo Pucillo

Vi sono nel corso della storia di ogni Chiesa particolare alcuni eventi che ne segnano profondamente il cammino: su tutti, ciò che attiene alla vita dei pastori che si susseguono negli anni, generazioni di Vescovi chiamati a donarsi al popolo loro affidato.

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In Memoriam

di Mario Ravalico

Trieste, 18 Aprile 2020

IN MEMORIA DEL DIACONO GUIDO TRANI

Era nato a Pirano, in Istria, il 29 luglio 1940, sposato con Alina Komarj.

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Non tutto tornerà come prima

di Luca Tedeschi

Ho raccolto sensazioni, gesti, abitudini, trasformati dal tempo che viviamo. L’ho fatto perché mi piace osservare, custodire e raccontare ma oggi non posso farlo attraverso la fotografia.

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Passaggio di testimone

tratto da Vita Nuova (a cura di Paolo Rakic)

Gianguido Salvi

Può raccontare in breve la sua biografia e quali passi la hanno portato ad essere stato presidente di AC?

Sono nato a Trieste 55 anni fa, lavoro all’Università di Trieste come ricercatore nel settore scientifico della paleontologia, in poche parole sono un biologo del passato. Viaggio molto per le mie ricerche attinenti, in particolare, ai cambiamenti climatici ed ambientali del passato, in posti anche molto lontani, aspetto decisamente affascinante della mia attività lavorativa che mi ha permesso di conoscere paesi e culture differenti ed apprezzare quanto di bello nella sua varietà esiste nel nostro pianeta. Ho approcciato l’Azione Cattolica da giovane studente universitario con la Federazione Universitaria Cattolica Italiana e da quel momento è scoccata la scintilla che ha acceso la passione verso l’Associazione.

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Samatorza Camp 2019

di Teresa Maria Martina de Radio

E per il quarto anno consecutivo, il nostro “Samatorza camp” si è concluso.
Siamo un gruppo di giovanissimi dell’Azione Cattolica della parrocchia dei Santi Pietro e Paolo e a
Samatorza il nostro educatore ha una casa, dove ogni anno ospitiamo il nostro campo.

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Campo AC Giovanissimi 2019

di Caterina Grandi

 

Inizia una nuova avventura per i ragazzi dell’AC della diocesi di Trieste!

Dal 10 al 17 agosto alcuni giovanissimi delle parrocchie di S. Giovanni, S. Vincenzo, S. Caterina e Gesù Divino Operaio hanno accolto la sfida di vivere una settimana insieme nella casa San Giusto a Borca di Cadore.

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“Amoris Laetizia” a Borca

di Enrico De Marco

 

Si conclude con una “due notti” a Borca di Cadore il percorso annuale del gruppo famiglie diocesano di Azione Cattolica “Amoris Laetitia”. La bella realtà, che oramai da qualche anno propone a famiglie provenienti da tutta la diocesi un cammino di riflessione e catechesi con appuntamenti mensili, ha riletto quest’anno l’esortazione apostolica “Gaudete ed Exsultate”, sviluppando, grazie anche al prezioso accompagnamento dell’assistente don Andrea Destradi e di qualche ospite, una serie di incontri in cui approfondire, alla luce del testo e della Parola, le Beatitudini in chiave familiare. Un menù decisamente ricco, che si è integrato, come di consueto, nel percorso della pastorale diocesana e delle proposte dell’Azione Cattolica, per offrire un percorso a misura di famiglia nelle tematiche affrontate (ad ogni incontro viene infatti offerto un servizio di animazione per i bambini, così da agevolare la partecipazione di tutti). Una realtà che cresce anche e soprattutto in termini di relazioni, sia tra i grandi che tra i piccini, rendendo il cammino di catechesi un momento di incontro tra amici.

Il weekend conclusivo, dal 31 maggio al 2 giugno, ha dato l’opportunità alle famiglie di  trascorrere un tempo di fraternità ai piedi delle Dolomiti. I primi squilli d’estate hanno regalato sole in abbondanza, che ha permesso ai tanti bambini di godere dei bei spazi all’aperto offerti dalla Casa San Giusto, nonché di impreziosire il sabato con una bella passeggiata… ovviamente anche questa “a misura di famiglia”. Special guest della due giorni don Stefano Vattovani, storico amico dei partecipanti e dell’Associazione. Don Stefano ha proposto qualche spunto di riflessione sui “puri di cuore” che “vedranno Dio”. Un invito a riflettere sul proprio cuore e su cosa significhi vedere Dio attraverso la vocazione familiare.

Appuntamento per la ripresa del percorso a settembre, con le porte aperte a tutte le famiglie che vorranno provare questo tipo di esperienza (il gruppo dei partecipanti si è di anno in anno arricchito di nuovi innesti). Nel frattempo ci sarà sicuramente spazio per qualche iniziativa improvvisata in cui ritrovarsi tra amici e per fare il pieno di sole, mare ed energia in vista del nuovo anno.

 

Riflessioni quaresimali sulla virtù dell’incontro

di Marisa Creglia

 

Il Settore Adulti/Adultssimi dell’Azione Cattolica, nel periodo quaresimale,  ha organizzato tre incontri di riflessione attorno ai temi che riguardano quella che Vittorio Bachelet chiamava e invitava ad apprendere:  la “virtù dell’incontro”.

In questo percorso ci si proponeva di riflettere sul nostro modo di incontrare gli altri, di confrontarci con il vissuto di Gesù, l’”uomo degli incontri” come ci testimonia il Vangelo e di prepararci all’incontro con Gesù Risorto nella celebrazione della Santa Pasqua.

Nella prima conferenza, la dott.a Loredana Domenis, ha evidenziato l’importanza dell’”incontro con l’altro” nell’esperienza umana, e particolarmente nei confronti delle persone più vicine, quelle che fanno parte della nostra costellazione familiare e sociale. A partire dalle nostre famiglie, occorre darsi da fare per riannodare rapporti, alimentare relazioni, ritrovando il tempo per stare con gli altri e riscoprendo soprattutto l’importanza dell’ascolto. Incontrarsi è un’esigenza fondamentale della nostra vita perché siamo persone fatte per la relazione e non per restare sole e chiuse in noi stesse. E’ qualcosa di irrinunciabile,  poiché ognuno di noi si costruisce o non si costruisce solo sulla trama delle relazioni che vive. E ogni incontro che facciamo con l’”altro”, a qualsiasi cultura appartenga, è sempre un’occasione per progredire, trasformarsi, arricchirsi.

La seconda conferenza è iniziata con un breve riferimento agli incontri di Gesù narrati dal Vangelo. Basta aprirlo per meravigliarsi di come Gesù cerchi le persone, incontri tutti, stabilisca relazioni “esclusive” con chiunque incontra, avendo però sempre come punto finale, quello di dare la pienezza della vita alla persona incontrata. Gli incontri non sono soltanto cercati da Gesù, a volte è cercato da qualcuno che vuole parlare con lui, chiedergli guarigione, aiuto, consiglio o semplicemente da qualcuno curioso e desideroso di conoscerlo, come il pubblicano Zaccheo che cerca Gesù che a sua volta lo cerca, E alla fine i due si incontreranno.A commentare questo incontro di Zaccheo e Gesù, è intervenuto padre Renato Beretta, frate francescano, con un’attenta e attualizzante rilettura del cap. 19, 1-10 del Vangelo di Luca.

Gesù sta attraversando Gerico – annota Luca – ed ecco un uomo di nome Zaccheo, capo dei pubblicani, ricco e potente, temuto e odiato per questo da tutti, che cercava di vedere, chi era Gesù. È sorprendente questo suo desiderio, questa sua curiosità, ma non ci riesce per la folla e per la sua piccola statura, allora corre avanti e sale su un sicomoro. Il fogliame di questo grande albero lo protegge, può vedere senza esser visto, anzi non vuole esser visto. Invece Gesù giunto all’albero, alza lo sguardo verso di lui e lo vede. Uno sguardo non giudicante, colmo di una gioia infinita. Zaccheo! E lo chiama per nome, lo conosce, sa bene chi è. Non siamo mai sconosciuti a Dio. Egli sa bene chi siamo, conosce ogni nostro percorso, ogni nostro desiderio. E Gesù chiede a Zaccheo di scendere in fretta, di accoglierlo in casa sua. Oggi devo fermarmi a casa tua. Oggi: ogni giorno, oggi è il giorno in cui possiamo accogliere il Signore in casa nostra. Anche se non ne siamo degni, anche se tentenniamo, anche se non abbiamo nulla di pronto da offrirgli. In fretta scese e l’accolse con gioia. Scende in fretta,  Zaccheo. E’ accaduto l’inaudito: il Rabbì che tutti aspettavano, si è accorto di lui e ha chiesto di andare a casa sua. Non si è sbagliato, non lo ha confuso con un altro, lo ha chiamato per nome. Sa bene chi è lui. Zaccheo, è travolto dall’emozione e dalla gioia. Nessuna condizione, nessun giudizio, nessuna riprovazione da parte del Signore che ha semplicemente chiesto di essere ospitato. Dio non ci giudica mai, il suo amore precede la nostra conversione, la suscita, come con Zaccheo. La conversione non è affatto la condizione per incontrare Dio: L’unica condizione è quella di accettare l’invito, di stupirsi con gioia della visita inattesa. Dio non ci perdona in conseguenza del nostro pentimento, ma è il suo perdono che precede e suscita il pentimento. La misericordia è l’atteggiamento tipico di Dio,  che converte il nostro cuore, è lo scoprire quanto siamo amati, senza giudizio, senza condizioni. Dio non ci ama perché siamo buoni ma, amandoci, ci rende buoni, ci rende persone nuove. Dall’incontro con Gesù scaturisce per Zaccheo una vita nuova. Regala metà dei suoi soldi ai poveri e restituisce quattro volte tanto a coloro ai quali ha rubato, cioè a tutti. E Gesù diventa il  punto di riferimento della sua vita. Così può succedere anche per noi: l’incontro con Dio ci può cambiare la vita. Ma come Zaccheo bisogna andar oltre a tutto ciò che ci impedisce di “vedere Gesù”, correre avanti e salire su un sicomoro, lo strumento che può essere la preghiera, la Chiesa, una comunità, i Sacramenti o altro ancora, che ci consente di corrispondere all’invito di Gesù a scendere, per farlo entrare nella nostra vita. Gesù sta “passando” anche oggi, un’occasione unica per incontrarlo, dipende anche da noi che non passi inutilmente.

Il ciclo di riflessioni quaresimali si è concluso con l’intervento di don Davide Chersicla, maestro e direttore di coro, che ha sviluppato il tema dell’incontro con Cristo, attraverso la forma musicale dell’Oratorio sacro, espressione di un  dramma sacro in cui i personaggi dialogano tra loro, riflettono su un avvenimento accaduto o esprimono un sentimento o rendono partecipi la folla o gli ascoltatori. Citando alcuni autori che dal 600 al 900  si sono cimentati in questa forma musicale, don Davide ha analizzato alcuni incontri di Gesù con l’umanità, proponendo l’ascolto di melodie e sequenze liturgiche, che hanno coinvolto i presenti in un’intensa partecipazione emotiva, suscitando il desiderio di prepararsi all’incontro personale con Gesù Risorto.  I contenuti dettagliati di questo ultimo incontro, si possono ritrovare nell’articolo pubblicato su Vita Nuova della scorsa settimana.

L’ora della terra

di Luca Tedeschi

 

Il 15 marzo in molte città, a partire dai più giovani, si è levato un grido comune in difesa della salvaguardia del nostro Pianeta Terra.

 

Non hanno manifestato solo i più giovani. Anche alcuni adulti si sono lasciati influenzare da questo movimento, partito come un tam tam dal grido di condanna di una ragazzina svedese, Greta, di 16 anni e diffuso grazie all’aiuto indispensabile dei social network.

Da tempo non si vedeva una così appassionata intraprendenza giovanile a favore di qualcosa che dovrebbe stare a cuore di ciascuno. Una passione che profuma di futuro e di speranza, che ha il sapore della cura di un bene prezioso condiviso, finora sfruttato e poco curato. Da qui nasce l’indignazione giovanile verso chi con scelte politiche, economiche ed industriali priva le future generazioni del godere della bellezza e della possibilità della vita sul nostro Pianeta.

 

Ma al tam tam di appoggio ed approvazione del movimento si è opposto un altro chiacchiericcio di ben altro tipo come tifoseria contrapposta. Un accanimento contro questa iniziativa giovanile in difesa della Terra che ha cercato di screditare, ridurre e, come spesso accade oggi, insultare: dall’accusa della trovata commerciale, all’appoggio di certi grandi poteri economici, passando per l’etichettamento politico, siamo giunti allo svilimento personale della promotrice come ragazzina ammalata e quello generale con l’appellativo di “gretini” appiccicato da altri adulti ai giovani e ragazzi riscaldati, appassionati e mossi per la causa.

Spaventa questa avversione da parte di un certo mondo adulto dallo sguardo torvo ed incupito, chiuso alla novità, pigro e rancoroso, probabilmente insofferente di fronte all’intraprendenza del giovane che sogna le cose grandi ed alte, anche se ancora imperfette.

Occorrono sempre più, invece, adulti con il fuoco della passione educativa capaci di vivere il tempo dei sogni, delle visioni e delle scelte dei più giovani accompagnandone il desiderio di vita anche nelle strade piene di rischi. Adulti capaci di generare altri adulti, maestri di vita nella crescita e nella formazione. Altrimenti resterà una domanda certa e terribile: ma voi che ci avete lasciato in eredità questa Terra e questi modelli di sviluppo umano, economico e sociale, cosa avete fatto affinché siano sostenibili, in modo che ne potessimo godere noi e i figli dei nostri figli?

 

Ne va della vita sulla nostra Terra.

Ne va della passione di giovani e ragazzi di oggi e di domani.