Ritaglio&Cucito


La stampa è bella perché è varia. Articoli da salvare, da buttare o… da rammendare.

La stampa è bella perché è varia. Articoli da salvare, da buttare o… da rammendare.

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A tortello o a ragione

di Arturo Pucillo

 

È proprio il caso di dirlo: a tavola, in Italia, può accadere di tutto. L’ultima prelibatezza l’ha apparecchiata il professor Marco Gervasoni, recentemente assurto agli onori delle cronache di palazzo per il mancato rinnovo del contratto di docenza presso l’Università LUISS, con immancabile rilancio da parte della cattolicissima falange armata (sotto l’elmo, oggi, specialità dello chef: Nicola Porro).

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Let’s tweet again!

di Arturo Pucillo

 

Tempi duri per l’informazione. Ciò che viene offerto dai media tradizionali (carta stampata, volti televisivi, studi futuristi e musiche d’avanguardia) spesso, sempre più spesso, risponde alla logica delle “fake news”, raccolto dove capita e catapultato in faccia all’utente che, passivamente e inconsciamente, ne assorbe il messaggio. Manca l’etica del controllo intermedio (saranno media per qualcosa?), stritolata dalla velocità di rappresentazione che mantiene alta la tensione narrativa della realtà contingente, di qualunque realtà e di qualunque narrazione si tratti. Non c’è più il tempo di verificare, chi prima arriva ha vinto la tappa e il concorrente mangia la polvere, anche se alla fine la racconta più giusta. Per cercare un po’ di verità spicciola allora si naviga nel tempestoso mare dei social media, dove l’intermediazione delle notizie diventa sociale, condivisa, “come una freccia dall’arco scocca, vola veloce di bocca in bocca”; a stare attenti e perderci qualche ora di sonno, si può intercettare l’origine veritiera di una notizia prima che imbocchi la strada forzosa che la modificherà e ingigantirà spesso a scapito della verità. Twitter mi è sempre sembrato un buon mezzo, con un limite: la rete di relazioni virtuali, che connette soggetti anche molto distanti fisicamente, è soggetta alla legge del Samaritano: “di chi sei il prossimo? Chi è il tuo prossimo?”. Tipicamente, è chi ti piace, chi ti somiglia. Concordi con ciò che dico? Mi segui, ti seguo. Non concordi o ti senti attaccato da me? “Click”, non esisti più. Silenziato, fuori dalla mia rete, respingo ciò che dici e l’intermediazione che mi offri non la considero verità. I farisei scelgono i farisei, gli alternativi scelgono gli alternativi, i neofascisti scelgono i neofascisti… e i cristiani? Qui arriva un punto dolente. Stratificando comportamenti, atteggiamenti, reti relazionali virtuali degli utenti di Twitter, possiamo dire che i cristiani si distinguono per allargare il più possibile la cerchia di contatti? Cosa fanno per mantenere aperta la porta col prossimo? C’è uno stile riconoscibile dietro il quale si intraveda il Vangelo (non parlo di baci ai rosari, naturalmente)? Ho sotto gli occhi alcuni esempi, cito don Dino Pirri (@dDinoPirri), perché è stato assistente nazionale ACR ed ha un modo paterno, materno e fraterno di stare su Twitter, e ne coglie i frutti evidenti negli scambi con molte persone; penso a Rosy Russo (@rositauau), nostra aderente triestina, che lavora nel silenzio della porta accanto ad un grande progetto, Parole_O_stili, che cristianamente evangelizza il linguaggio accogliendo come evangelizzatori i soggetti stessi dell’evangelizzazione. Sono solo due nomi che mi vengono in mente, ma ce ne sono diversi altri. Laici e sacerdoti, a noi cristiani cattolici è chiesto un esercizio supplementare di apertura anche laddove è più acuta la tentazione di circondarsi di persone affini (la cosiddetta “comfort zone”) mentre si tratta di un luogo in cui centro e periferia, vicino e lontano, grande e piccolo, forte e debole, fragile e forte (o diversamente fragile) hanno l’opportunità di incontrarsi. Vado subito a cominciare!

foto Buco Nero

Buco Vero

di Arturo Pucillo

 

“Abbiamo visto l’invisibile”. Con questo ossimoro scaturito dalla gioia e dall’orgoglio del team di astrofisici responsabili della foto del secolo (più che foto, è una rappresentazione grafica della radiazione ad alta frequenza, quindi qualcosa di diverso dalla frequenza “visibile” che occhio umano o obiettivo fotografico catturerebbe), il quotidiano “L’Avvenire” dell’11 aprile 2019 dà risalto ad una notizia, attesa da giorni, che farà molto discutere perché rappresentazione iconica di uno di quegli snodi che la scienza di quando in quando attraversa trovando nuova propulsione verso nuove e più raffinate conoscenze. La scienza moderna di punta, specialmente nelle discipline dell’infinitamente grande o infinitamente piccolo (cosmologia o fisica delle particelle elementari) vive di uno scostamento crescente tra teoria, che fugge in avanti, ed osservazione, che resta indietro. In questo caso la teoria risale al 1916 ad opera di Albert Einstein con la sua relatività generale; ora, un secolo dopo, abbiamo la migliore osservazione che conferma il quadro teorico (altre prove sono state comunque prodotte altre negli ultimi decenni). La tecnica di realizzazione di una tale immagine è affascinante: unendo diversi radiotelescopi sparsi sulla superficie della Terra, considerando la rotazione terrestre, è stato costituito un unico telescopio “virtuale” grande come la Terra stessa, capace di produrre una mole indescrivibile di informazione sintetizzata in quella foto. Ecco, da qui scaturisce, tra le tante, una riflessione: senza che la famiglia umana unisse le forze relazionali, scientifiche, finanziarie e geografiche questa osservazione non sarebbe stata possibile. Saperi diversi, scuole diverse, percorsi diversi convergono verso un comune obiettivo. Sarebbe bello che da una lezione così intensa che ci viene dalla cosmologia, la scienza che più si avvicina all’infinitamente grande di Dio, imparassimo che insieme si va avanti, da soli se va bene si sta fermi o più facilmente si retrocede. Che si parli di scienza, di UE, di Italia, di comunità civica, di Chiesa.

Arturo Pucillo

PS: come la mettiamo con la Terra piatta e la curvatura dello spazio-tempo dei buchi neri?

PPS: ogni riferimento del titolo di questo articolo alla situazione economica italiana è puramente casuale.

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Settore adultescenti

di Arturo Pucillo

 

E’ sempre interessante leggere l’interpretazione della propria storia, o supposta tale, tra le righe delle analisi altrui. E allora ripropongo qui un testo-intervista a Paolo Crepet, noto ai più in qualità di sociologo-psichiatra-scrittore, apparso su D.it (declinazione periodica al femminile del noto quotidiano la Repubblica) ad ottobre 2018 (https://d.repubblica.it/life/2018/10/04/news/40_anni_donne_difficolta_essere_adulti_intervista_paolo_crepet_psichiatra_sociologo_libro_passione-4137629/).

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Credere l’incredibile

di Arturo Pucillo

 

E’ difficile, davvero, star dietro a tutto ciò che viene detto in questi tumultuosi giorni. L’agone della politica è bombardato di proclami quasi tutti a senso unico: i migranti, oggi anche i Rom, sul domani non oso fare previsioni.

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Popolari tra il popolo

di Arturo Pucillo

 

Noi aderenti di Azione Cattolica, chi più chi meno, spendiamo parte del nostro tempo a teorizzare un modo di stare nella società, nel mondo, lasciandoci ispirare dal Vangelo e traendo la forza dai Sacramenti e la sapienza dalla Tradizione e dal Magistero.

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Dachau

Dachau-Crassiza solo andata

di Arturo Pucillo

 

Capita, nei giorni del ricordo, della memoria, della riflessione, di leggere suggestioni di ogni tipo, che aiutano a ripercorrere i solchi della storia ancora oggi esposti alle inevitabili intemperie culturali. Per parte mia, mi sono fermato a contemplare due storie in apparenza sghembe: potremmo definirle una della memoria e l’altra del ricordo.Leggi tutto

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Un’altra cosa

di Arturo Pucillo

 

A volte ritornano.

Nel pigro sfogliare riviste e quotidiani online, mi sono imbattuto nell’articolo a firma di Silvio Brachetta Ma CL di Giussani era un’altra cosa. Intervista a mons. Negri sul sito web del settimanale diocesano «Vita Nuova».

Si parla degli amici di Cl, stavolta, e non direttamente dell’Ac, anche se la nostra associazione è il convitato di pietra nelle argomentazioni dell’autore. Pietra dello scandalo, a quanto pare, su cui l’Ac sarebbe tempo fa inciampata, è la scelta religiosa. Scelta in cui ora sarebbe inciampata anche Cl, e che coinciderebbe fatalmente con Leggi tutto

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Causa nostrae laetitiae

di Andrea Dessardo

 

Il numero natalizio del nostro settimanale diocesano preferito dà a tutte le sue lettrici una rassicurante notizia, che dovrebbe – credo – rafforzare la loro devozione alla Vergine, la quale si conferma una volta di più modello da imitare: Maria aveva un ciclo mestruale che spaccava il secondo! Tale evento infatti, a detta di Giovanni Lazzaretti (p. 9), sarebbe stato previsto con buona approssimazione (da Dio stesso, va detto, mica dal povero Giuseppe…) con ben duemila anni d’anticipo!Leggi tutto

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La magia del Natale

di Lisa Buonanno

 

Non mi capitava da tempo di leggere un articolo di moda come quello in cui ho avuto la fortuna di incappare la mattina del 25 dicembre, quando i miei occhi, lieti per la bella giornata in famiglia che stava iniziando, sono stati catturati da una curiosa rubrica intitolata Conciati per le feste apparsa sul settimanale diocesano «Vita Nuova» che, ancora assonnata e dunque confusa, ho momentaneamente scambiato per una rivista femminile di shopping, accessori, tendenza, benessere e amore.Leggi tutto