Tacchi a spillo


Uno sguardo pungente sulla Chiesa di oggi.

Uno sguardo pungente sulla Chiesa di oggi.

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A Occhi Aperti

di Michela Brundu

 

Era ora. Durante il suo pontificato più volte Francesco ha richiamato l’importanza della Parola di Dio nella vita della Chiesa. Oggi lo ha fatto in forma solenne, col Motu proprio Aperuit illis in cui stabilisce addirittura una domenica del tempo ordinario ad essa dedicata, indicando perfino alcuni gesti concreti: “intronizzare il testo sacro, evidenziare la sua proclamazione e adattare l’omelia per mettere in risalto il servizio che si rende alla Parola del Signore”.

La gente magari ricorderà solo l’istituzione di questa domenica speciale, ma intanto…

In realtà in questo intervento del Papa c’è molto altro. Breve e denso, colpisce quanto si inserisca in un percorso di Chiesa, appoggiandosi al Giubileo della misericordia e alla Verbum Domini di Benedetto XVI, e poi ancora al Sinodo sulla Parola di Dio di 10 anni fa e al Concilio, con la sua inossidabile Dei Verbum.

E’ una rete di persone e di pensieri, anzi un reticolo di fili che legano e collegano. E davanti agli occhi non c’è un fermo-immagine: tutt’altro. E’ un affresco dinamico, un docufilm a tratti lento o veloce.

Emerge potente la dinamicità dello Spirito, che non ha curato solo la stesura del Libro, ma anche la sua comprensione che si dispiega nei secoli.  Dice Francesco che “quando la Sacra Scrittura è letta nello stesso Spirito con cui è stata scritta, permane sempre nuova”.

E il Papa richiama uno splendido passaggio di Dei Verbum n. 13 dove si afferma che «le parole di Dio espresse con lingue umane, si sono fatte simili al parlare dell’uomo, come già il Verbo dell’eterno Padre, avendo assunto le debolezze dell’umana natura, si fece simile all’uomo». Ci fa ritrovare così un testo vivo e perenne, che parla al cuore dell’uomo con parole umane ma con soffio divino.

Già: la mediazione degli uomini. Corre il pensiero all’omelia, non di rado palcoscenico per le personali elucubrazioni di chi presiede la liturgia invece che fulminante risonanza dello Spirito che parla prima di tutto al cuore di chi predica (e che per tale momento si è preparato con cura e ha pregato a lungo)… Corre il pensiero ai lettori, non di rado frettolose e poco convinte voci che si prestano a un servizio come tanti, senza coglierne lo spessore ministeriale e senza coltivare una vocazione al servizio della Parola. Corre il pensiero al frusciare dei foglietti durante la Messa, quando i fedeli, come diligenti scolari, girano la pagina…

Francesco vola alto e dipana intrecci tra Scrittura, Tradizione e Magistero, ma sempre radicato nella storia e nell’umanità dei testimoni: sembra di vedere Esdra che legge al popolo che si commuove fino alle lacrime (Ne 8) o di essere presenti alla scena della Trasfigurazione, con la gioiosa meraviglia di Pietro davanti a chi rappresenta la Legge e i Profeti, cioè le Sacre Scritture.

Infine le ultime pennellate ritraggono discepoli di Emmaus (da cui il titolo del Motu proprio) e, con loro, il misterioso Viandante che si fa esegeta, maestro e guida. E il suo “viaggio” con i due discepoli si conclude con la cena.

Come al solito, Francesco, traccia percorsi e avvia processi; ci immerge nella Storia e ci lancia nel futuro. Sperando che apriamo gli occhi.

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La gioia (complessa) della verità

di Michela Brundu

Mi era quasi sfuggito che il Papa, a Napoli, qualche giorno avesse ha partecipato al convegno “La teologia dopo Veritatis gaudium nel contesto del Mediterraneo”.

Al di là del suo articolato intervento, vale la pena soffermarsi sul documento – guida Veritatis gaudium, passato un po’ in sordina nella comunicazione multimediale. Se ne sa poco o niente, anche se circola dal gennaio del 2018. Sembra un’occasione per riprenderlo in mano.

La maggior parte riguarda la struttura e la dinamica delle università e delle facoltà ecclesiastiche.
Ma nel Prologo si respira l’inchiostro della penna di Francesco fin dall’inizio: «La gioia della verità (Veritatis gaudium) esprime il desiderio struggente che rende inquieto il cuore di ogni uomo fin quando non incontra, non abita e non condivide con tutti la Luce di Dio. La verità, infatti, non è un’idea astratta, ma è Gesù, il Verbo di Dio in cui è la Vita che è la Luce degli uomini (cfr. Gv 1,4), il Figlio di Dio che è insieme il Figlio dell’uomo».

Ripercorre le grandi tappe di una riflessione non solo sugli studi accademici e sulla teologia, ma sulla stessa vita e senso della Chiesa. E usando espressioni sorprendenti, che siamo abituati a sentire nell’ambito pastorale. Dal Concilio Vaticano II che promuove, in Optatam totius, con vigore e profezia il rinnovamento della vita della Chiesa con una fedele e creativa revisione degli studi ecclesiastici, passando per l’Evangelii nuntiandi e la Populorum progressio di Paolo VI,
la Redemptor hominis di Giovanni Paolo II che precede di poco la sua Costituzione Apostolica Sapientia christiana (1979), proprio sugli atenei pontifici. Ora bisogna fare un passo avanti, dice Francesco, dare corpo e opera a questo lungo cammino, forti del fatto che «uno dei contributi principali del Concilio Vaticano II è stato proprio quello di cercare di superare il divorzio tra teologia e pastorale, tra fede e vita. Oso dire che ha rivoluzionato in una certa misura lo statuto della teologia, il modo di fare e di pensare credente».

Ed è questa la discriminante chiave di lettura che ispirerà il successivo magistero sociale della Chiesa, dalla Laborem exercens alla Sollicitudo rei socialis alla Centesimus annus alla Caritas in veritate di Benedetto XVI fino alla Laudato si dell’attuale pontefice.

Ma perché tanto aggiornamento è stato ed è necessario? Teologia e studi accademici non sono dunque fissi e cristallizzati, come si percepisce nell’immaginario collettivo.
Lo spiega ancora Francesco: «L’esigenza prioritaria oggi all’ordine del giorno, infatti, è che tutto il Popolo di Dio si prepari ad intraprendere “con spirito” una nuova tappa dell’evangelizzazione. Ciò richiede un deciso processo di discernimento, purificazione e riforma (EG). … Gli studi ecclesiastici, infatti, non sono solo chiamati a offrire luoghi e percorsi di formazione qualificata dei presbiteri, delle persone di vita consacrata e dei laici impegnati, ma costituiscono una sorta di provvidenziale laboratorio culturale in cui la Chiesa fa esercizio dell’interpretazione performativa della realtà che scaturisce dall’evento di Gesù Cristo e che si nutre dei doni della Sapienza e della Scienza di cui lo Spirito Santo arricchisce in varie forme tutto il Popolo di Dio: dal sensus fidei fidelium al magistero dei Pastori, dal carisma dei profeti a quello dei dottori e dei teologi».

Si intravede dunque una ricerca complessa per trovare un nuovo stile per nuove prospettive. Processi non ancora intrapresi e strade mai percorse. Il Papa dà infine quattro criteri di fondo per un rinnovamento e un rilancio del contributo degli studi ecclesiastici a una Chiesa in uscita missionaria.

Innanzitutto, criterio prioritario e permanente è quello della contemplazione, per radicarsi nella «sempre nuova e affascinante lieta notizia del Vangelo di Gesù che va facendosi carne sempre più e sempre meglio (EG) ».
Un secondo è quello del dialogo: non come semplice atteggiamento tattico, ma come necessario per fare esperienza comunitaria della gioia della Verità e per approfondirne il significato e le implicazioni pratiche. Come ha sottolineato Papa Benedetto XVI, «la verità è “logos” che crea “dia-logos” e quindi comunicazione e comunione»
Di qui il terzo criterio: l’inter- e la trans-disciplinarietà esercitate con sapienza e creatività nella luce della Rivelazione. Francesco richiama « il principio vitale e intellettuale dell’unità del sapere nella distinzione e nel rispetto delle sue molteplici, correlate e convergenti espressioni».
Ecco il punto: studi che offrano una pluralità di saperi, perché la realtà stessa è multiforme, nella luce dischiusa dall’evento della Rivelazione. «In Cristo Gesù – scrive l’apostolo Paolo –, sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza» (Col 2,3).
Il quarto criterio concerne la necessità urgente di “fare rete” tra le diverse istituzioni che, in ogni parte del mondo, coltivano e promuovono gli studi ecclesiastici. E citando ancora la Laudato si, Francesco ricorda che «dalla metà del secolo scorso, superando molte difficoltà, si è andata affermando la tendenza a concepire il pianeta come patria e l’umanità come popolo che abita una casa comune».

Percorsi e piste, ancora una volta, proposti da Francesco: lui non chiude discorsi ma avvia processi… Per teologi di professione, certo, ma anche per chi è theós –lógos: chi parla di Dio. E dunque ogni credente.

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Arde ma non brucia

di Michela Brundu

 

Eh sì, Mosè era rimasto di stucco davanti a quel cespuglio di rovi che ardeva senza consumarsi.

Ha stretto gli occhi per guardare attentamente quel fenomeno mai visto. Una faccenda che non ci voleva proprio, ora che aveva raggiunto la tranquillità. Venendo da un’infanzia problematica (nato ebreo in Egitto, a rischio di morte, abbandonato nelle acque del Nilo), cresce alla corte di un re non suo, fa carriera e infine, ricercato per omicidio, fugge e si rifà una vita, sposando la figlia di un ricco possidente. Raggiunge un certo equilibrio sociale ed economico, insomma.

E ora questa grana di un roveto ardente che addirittura gli parla. No, non ci voleva.

 

Qualche giorno fa, un altro incendio. In un posto distante, migliaia di anni dopo.

Brucia il tetto di una chiesa, su di un’isola, in mezzo a un fiume, al centro di una città, nel cuore dell’Europa. Questa volta si consuma un po’ ma alla fine le fiamme si spengono.

La notizia ha tenuto banco per giorni alla tv, sui giornali, sui siti di news, sui social. Sono da subito circolate interpretazioni di tutti i generi, corse di solidarietà, ricchi benefattori hanno aperto i portafogli. Qualcuno dice che è stato un fulmine mandato da Dio per colpire una Francia mai così laicista. Mah. E’ sempre pericoloso ergersi ad autentici interpreti del pensiero del Padre Eterno…

 

Comunque sia, migliaia e forse milioni di occhi, in tutto il mondo, fissavano allibiti quelle immagini sullo schermo. Quelli dei francesi erano lucidi, ma forse anche altri. Bruciava un capolavoro, un simbolo, una voce remota che – ci si è ricordato in quel momento – proveniva da dieci secoli fa. Vedevo scorrere, tra le fiamme, santi, re, imperatori e tanta gente comune, il popolo di una cristianità che ha percorso le strade del nostro vecchio continente. Sconfortata, come tutti, mi dicevo che no, che il loro ricordo non può bruciare così.

E mentre le fiamme sembravano inarrestabili, tra le tante viene data una minuscola notizia, velocemente. Prima che iniziassero i lavori di restauro, erano state rimosse sedici statue in bronzo, che ora giacevano salve da qualche parte: i dodici apostoli e i quattro evangelisti.

Mi è sembrato quasi miracoloso e, a ripensarci, pieno di significato.

Nonostante i gilets jaunes, la disoccupazione, gli immigrati, la decrescita e tutti i nodi problematici del nostro tempo, l’Europa alla fine ha raggiunto un certo equilibrio sociale ed economico, un relativo benessere e una ragionevole libertà (a paragone di quanto accade in altri continenti). Ma forse le sue radici, immerse in un Evangelo che ci sembra a volte appannato, non parlano più ai nostri contemporanei.

Eppure sono in salvo gli apostoli e gli evangelisti: sembra un monito, un’indicazione per ripartire. Traccia di un fuoco sotterraneo di altro genere.

Sembrano dirci che, se una chiesa brucia, c’è anche una Chiesa che arde.

 

 

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Il Timbro del Pane

di Michela Brundu

 

Quest’anno Matera sarà la capitale della cultura europea e in ogni dove si racconta della sua arte, della sua storia e delle sue tradizioni. Come quella del timbro per il pane, uno dei suoi simboli dell’arte rurale. Fino a metà del secolo scorso le massaie impastavano il pane in casa e lo consegnavano ai forni per la cottura. Ma non prima di aver timbrato ciascuna forma per distinguerla da quelle delle altre famiglie. I timbri erano commissionati ai pastori che li realizzavano durante il periodo della transumanza, quando erano lontani dalle loro case e avevano tempo da dedicare all’intaglio del legno.

Alla funzione di rendere riconoscibili le forme di pane dopo la cottura nei forni pubblici, si aggiungeva un significato simbolico e rituale. Tant’è che il timbro del pane era anche utilizzato come pegno d’amore, offerto dal pretendente alla donna amata per invitarla a far parte della sua famiglia e da lei conservato se acconsentiva al fidanzamento.

Una tradizione che mi è tornata alla mente proprio in questi giorni bui.

 

E’ un’onda anomala. Anzi una tempesta, quella che investe la Chiesa sullo scandalo degli abusi sui minori. Papa Francesco ha voluto un immediato summit con i presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo. L’eco sui media è devastante. Il cardinale colombiano Rubén Salazar Gómez ha tenuto un intervento senza sconti sulle responsabilità dei vescovi; lo ha intitolato “La Chiesa in un momento di crisi”, ma il titolo originale era “La Chiesa trafitta”. Il cardinale filippino Tagle si è commosso parlando all’assemblea: ha tenuto il suo discorso subito dopo un video di testimonianze di alcune vittime.

Il popolo di Dio è allibito, anzi smarrito. I detrattori della Chiesa puntano il dito accusatore (per usare un eufemismo). Francesco è determinato e ferreo come mai prima.

 

La barca di Pietro affronta i marosi e viene sballottata con forza. In questo polverone è passato pressoché inosservato l’intervento che il Papa ha tenuto il 14 febbraio alla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.

Come al solito, c’è il rischio che sia valutato come interessante solo per gli addetti ai lavori.

Invece, a guardare bene, è una risposta – sotto traccia – alla tempesta in corso. Il primo impulso (che probabilmente abbiamo tutti) è di sanare la situazione con restrizioni, provvedimenti disciplinari, indagini e punizioni esemplari. Tutto ciò è utile e doveroso, sia chiaro. Ma non può essere solo “umana” la cura per questa corruzione. Non nella Chiesa.

 

Già nel convegno della Chiesa italiana, a Firenze nel 2015, Francesco allerta sulla tentazione del pelagianesimo che “ci porta ad avere fiducia nelle strutture, nelle organizzazioni, nelle pianificazioni perfette perché astratte. Spesso ci porta pure ad assumere uno stile di controllo, di durezza, di normatività. In questo trova la sua forza, non nella leggerezza del soffio dello Spirito. La riforma della Chiesa non si esaurisce nell’ennesimo piano per cambiare le strutture. Significa invece innestarsi e radicarsi in Cristo lasciandosi condurre dallo Spirito. Allora tutto sarà possibile.”

E infatti nell’indirizzo alla Congregazione per il Culto Divino il Papa ricorda dove è il centro, il motore della ripartenza: “occorre cambiare il cuore”. E una palestra per l’inizio del cambiamento, del nuovo radicarsi in Cristo, dell’affidamento – e in fin dei conti il luogo dove si può intuire che una vita buona e bella è possibile  – viene additato da Francesco: “la liturgia è un’esperienza protesa alla conversione della vita tramite l’assimilazione del modo di pensare e di comportarsi del Signore”.

 

Cercavo un rapporto tra questi due poli: la bufera degli scandali e la conversione di vita che si propone nell’esperienza liturgica. Forse si può trovare nella tradizione materana. Mi conforta pensare che, nella liturgia, il Signore “timbra” il popolo dei convocati. Mi immagino che dica: “Forse non sempre siete un impasto di grande qualità e qualcun’altro si vergognerebbe di voi. Ma voi siete il mio pane: io vi riconosco. Ve l’ho già detto tempo fa: voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio”.

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Grande principio

di Michela Brundu

 

Un luogo comune dipinge i gesuiti spesso ai ferri corti con la liturgia. Oggi questa narrazione popolare va aggiornata con la postilla «a meno che il gesuita non sia il Papa».

Francesco ha lo sguardo lungo, largo e profondo sulla Chiesa e sul mondo. Tra guerre, intere o a pezzi, popoli che migrano, muri, fame, persecuzioni dei cristiani in troppi paesi, mi sono detta spesso: il Papa non avrà tempo per sbrogliare nodi liturgici.Leggi tutto

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Vecchi vescovi

di Michela Brundu

 

È quasi estate. Tra le notizie e notiziole che arrivano copiose e quasi ci sovrastano, in questi ultimi giorni capita di sentire due vescovi che si autodefiniscono “vecchi”.

È una curiosità a bordo pagina, d’accordo. Ma viene voglia di dedicarle attenzione.Leggi tutto

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Semper reformanda

di Michela Brundu

 

 

Ho sempre avuto un debole per Lutero.

Negli ultimi mesi, leggendo qua e là intorno al viaggio del papa in Svezia lo scorso ottobre per la celebrazione dei cinquecento anni della Riforma, ho capito perché. E mi sono convinta che il papa non è impazzito.Leggi tutto

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Pontifex

di Michela Brundu

 

“Ma in fondo, quante divisioni ha il Papa?”, chiese Stalin piuttosto scettico. Oggi, dopo vari decenni, sembra si debba rispondere: “Più di quante pensi, bellezza!”.

Già. Francesco, manco a dirlo, ne ha combinata un’altra, di rilievo planetario. E non tanto perché a seguito di un battibecco col papa un candidato alla Presidenza degli Stati Uniti ha visto i suoi sondaggi crollare e sta leccandosi le ferite. Questa è comunque una prova del seguito che ha l’attuale pontefice perfino nell’elettorato americano.

Ma no, qui si parla di una forza enorme, insospettata perfino tra molti credenti (che quindi non erano proprio tali…).Leggi tutto

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Il Bianco spara

di Michela Brundu

 

È appena finito il Sinodo sulla famiglia. È appena finito il convegno di Firenze della Chiesa italiana. E già si parla d’altro.

È successo di tutto: gli attentati di Parigi, il terrorismo, l’Isis, la crisi economica, l’inquinamento. La cronaca incalza. E incalza la Storia.

Anche chi è attento ai fatti della Chiesa, ha appena dato un’occhiata al viaggio del Papa in Africa. Già: “Francesco l’Africano”. Ne ha detto qualcuna delle sue, anche stavolta. Alle folle, ai convegni, ai giornalisti nelle conferenze stampa ad alta quota. Perfino al pilota dell’aereo, che gli faceva presente i pericoli delle zone in programma. «Io ci vado – gli intima ridendo Francesco – in Centrafrica. E se non mi porti, mi prendo un paracadute!»Leggi tutto