Scorci di un futuro passato


Se il carburante per il domani viene dalle memorie di ieri. Parole dell’antichità cristiana per meditazioni senza tempo.

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L’amore che precede e perdona è pratica divina

di don Sergio Frausin

 

Commentando il passo di Gv 17, 23, in cui Gesù rivolgendosi al Padre riguardo ai discepoli, dice: «Li hai amati come hai amato me», Agostino d’Ippona (354-430) illustra: «L’amore con cui Dio ama […] non va soggetto a mutamento. Egli non ha cominciato ad amarci solo quando siamo stati riconciliati a lui per mezzo del sangue di suo Figlio; ma ci ha amati prima della fondazione del mondo, chiamando anche noi ad essere suoi figli insieme all’Unigenito»1.

La chiamata originaria alla figliolanza è iniziativa di amore gratuito che sempre ci precede da parte di Dio; nella Pasqua del Figlio «noi siamo stati riconciliati con chi già ci amava, con il quale a causa del peccato, noi eravamo nemici» (cf. Rm 5,8-11). Nel non venir meno di fronte alle iniquità che ci rendono suoi nemici risplende la caratteristica qualità dell’amore del Padre. Egli in noi ama la sua opera, mai totalmente distrutta dal male, e rifiuta l’iniquità con un amore che salva il peccatore e condanna il peccato. Dio «anche in ciò che è contaminato dal male ama o la grazia con cui lo risana, o il suo giudizio con cui lo condanna» per liberarne chi lo compie. «Egli è altresì autore del bene che ricava dal male, sia risanandolo con la sua misericordia, sia facendolo servire ai suoi piani segreti (et de malis eisdem vel sanando ea per misericordiam, vel ordinando per iudicium, bona sunt ipsa quae fecit2. Da questi passi l’amore di Dio è presentato da Agostino come gratuità che precede e chiama, fedeltà incrollabile che non viene meno nel peccato, grazia di misericordia che riabilita e rieduca facendo del male un’occasione per trarne del bene. Arte della onnipotente misericordia del Padre che ci chiama ad essere membra del suo Unigenito Figlio amato.

Nel Vangelo la figliolanza divina è caratterizzata dalla misericordia come somiglianza al Padre (cf. Lc 6, 36). Infatti, afferma Agostino in uno dei suoi Discorsi, «chi usa misericordia sarà giudicato con misericordia» (cf. Gc 2, 13), perché, dice il Signore: «Con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio» (Lc 6, 38). A questo si riferisce Gesù quando proclama: “Beati i misericordiosi, perché proprio questi otterranno misericordia” (Mt 5, 7). Ne segue che la speranza è nella misericordia di Dio se la nostra miseria non è priva di opere di misericordia. Che desideri dal Signore? La misericordia. Date e vi sarà dato. Che desideri dal Signore? Il perdono. Perdonate e vi sarà perdonato (Lc 6, 37-38)»3. Nella lettura del grande Ipponate, la misericordia divina che rende pienamente felici è dare perdono con cui concedere sempre una nuova possibilità all’altro.

1 Cf. Agostino d’Ippona, Commento al Vangelo di Giovanni, 110, 6 in Sant’Agostino. Commento al Vangelo di san Giovanni, II (51-124), a cura di A. Vita, E. Gandolfo, V. Tarulli, F. Monteverde, Città Nuova Editrice, Roma 19852, 1478-1479.

2 Cf. Agostino d’Ippona, Commento al Vangelo di Giovanni, 110, 6.

3 Agostino d’Ippona, Discorsi, 179a, 1, in La Bibbia commentata dai Padri. Nuovo Testamento 3, Luca, a cura di A. A. Just jr., S. Petri, G. Taponecco, A. Di Bernanrdino, Città Nuova, Roma 2006, 168.