Due passi in città


Quelli che... la sacrestia è confortevole e affrescata, ma non è esattamente casa loro. Ovvero: da laici cristiani, nel sociale e nel politico.

mps

Morte dei Paschi

di Arturo Pucillo

 

È l’argomento del Natale 2016: Gesù il Salvatore viene, povero tra i poveri, a portare nuova luce nel mondo? Naturalmente no, non c’è traccia nei quotidiani se non di spalla perché il papa telefona a «Uno Mattina» e riesce almeno a proporre una piccola catechesi sul vero Natale anche alla platea spiritualmente semi-inerte che beve la televisione a ciclo continuo. Il vero tema è il Debito Pubblico salvatore che viene non in una grotta ma in un bel palazzo senese a portare una frazione significativa di 20 miliardi in dono per evitare che obbligazionisti e correntisti del gruppo MPS finiscano gambe all’aria.

La questione suscita gran dibattito sui quotidiani e sui social, con prese di posizione diametralmente opposte. Chi si scandalizza per l’uso di danaro pubblico per salvare un’impresa privata, chi se ne scandalizzava fino a poco tempo fa e poi, girato il vento, non se ne scandalizza più, chi ritiene che sia un provvedimento sacrosanto perché in gioco c’è la vita di migliaia di famiglie sia tra i clienti che tra i dipendenti della banca, chi si chiede dove sia il management che ha portato la banca a questi livelli, chi invoca il principio del rischio imprenditoriale anche per una banca… e c’è chi, addetto ai lavori, mette in guardia dalle conseguenze di manovre a debito sul rating del medesimo: dovesse essere ulteriormente tagliato, ci sarebbe maggiore difficoltà da parte delle banche ad approvvigionarsi di danaro sul mercato, a detrimento non solo delle banche deboli ma anche di quelle più solide. Difficile avere una posizione politica senza avere conoscenze approfondite, assistiamo alla solita fiera delle banalità e delle soluzioni in tasca buone per raccogliere voti o “like” a poco prezzo. Più giusto sarebbe per un cristiano distogliere lo sguardo da quell’intrico e vestirsi dell’odore delle pecore, come i pastori a Betlemme, sempre dentro ma ai margini della polis, accoccolati nelle campagne con lo sguardo semplice di chi sotto il cielo di ogni stagione si prende cura del proprio gregge e, un giorno, benedice il Dio Bambino che, nato povero come loro, sarebbe diventato il Buon Pastore e avrebbe portato la vera salvezza, che non vive di chiacchiere e promesse, non va a debito, non taglia il rating, non mette in strada le famiglie, non aumenta la povertà di molti per il lusso di pochi ma al contrario porta la vera ricchezza che poco o niente ha a che fare con i soldi e col potere.