Beato Francesco Bonifacio


Per la santità, alle volte, basta poco. Alle volte quel poco è tutta la vita. Notizie e iniziative per imparare da un martire del Novecento.

Riflessione di don Francesco Bonifacio sulla Misericordia

In occasione dell’Anno della Misericordia, il gruppo “Amici di don Francesco Bonifacio” propone questa omelia, tenuta dal Beato a Villa Gardossi-Crassiza la domenica 3 giugno 1946 e già meditata dal gruppo all’incontro dello scorso mese di gennaio.

Narra una pia leggenda che un giorno nel cielo si fece una grande festa. Gli Angeli cantavano sulle cetre d’oro: Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra.

Un nuovo beato che era appena arrivato nel regno celeste non sapeva spiegarsi il perché di tanta gioia ed allora ne domandò il motivo a S. Pietro il quale con premura rispose: Guarda laggiù sulla terra. Vedi quell’uomo pentito che si batte il petto, pregando: Signore, pietà di me peccatore? Ebbene è per lui che si fa tanta festa.

Questa leggenda è anche una consolante realtà.

Osservate del resto come nella pagina evangelica di questa domenica Gesù conclude quei due bellissimi paragoni della pecorella smarrita e della dramma perduta.

Si fa più festa in cielo per un peccatore pentito che non per novanta giusti che non hanno bisogno di penitenza.

Al leggere queste parabole ci sembra di sentire la mano paterna di Gesù sfiorarci il volto come dolce carezza: ci sembra di sentirvi i palpiti infuocati del Suo Cuore divino.

Nel pronunciare queste due parabole Gesù si trovava di fronte i farisei i quali non si degnavano trattare con i poveri pubblicani: Così il Santo dei Santi proclama chiaramente la sua missione di Salvatore e mostra la bontà infinita del Suo Cuore.

Difatti perche il Figlio di Dio si è fatto Uomo, è vissuto nella povertà e nella miseria nella casetta di Nazareth, si è affaticato per le contrade della Palestina, predicando guarendo ammalati, risuscitando morti, convertendo peccatori, perchè ha affrontato la dolorosa Passione e morte di Croce? Perchè?

Lo diciamo nel Credo: per noi uomini e per la n/s salvezza.

Guardiamo il Crocifisso ci dice S. Agostino e sapremo il perchè della Redenzione:

Ha il capo inclinato perché vuole darci il bacio del perdono.

Ha le braccia stese perché vuole stringerci al suo seno.

Ha il Cuore squarciato perché vuole che in esso troviamo rifugio.

Ed una Santa Teresina di Lisieux ebbe a dire ancora: Se anche mi trovassi rea di tutti i peccati del mondo, se anche fossi coperta di tutti i delitti di tutti gli uomini: io non perderei di coraggio: ricordando i perdoni concessi da Gesù mi getterei ai suoi piedi, getterei i miei peccati nel Suo costato ed essi scomparirebbero come una goccia d’acqua nel fuoco.

Con questo S. Teresina, come anche S. Agostino vogliono dirci quanto sia grande la divina misericordia del Cuore divino: e d’altra parte con quanta fiducia il peccatore pentito debba a Lui rivolgersi.

Durante la guerra un giovane libertino stanco della sua vita dissipata era corso al fronte, desideroso di incontrare la morte.

Gravemente ferito rivolge lo sguardo ad un altro soldato che gli si è abbattuto al fianco e singhiozzando dice: Tra poco io morirò e nessuno mi rimpiangerà. Versa almeno tu una lacrima per me.

L’altro, estraendo a stento dalla giacca insanguinata un piccolo Crocifisso glielo porge dicendo: Ecco o fratello uno che non una lacrima ma tutto il Suo Sangue ha versato per te.

Un lampo passa negli occhi del morente che si protende supplicando: Dammelo! Avuto il Crocifisso se lo stringe al cuore e sulle labbra mormorando una sola parola: Dolce! Infinita bontà di Gesù: In questa parola è tutta la storia della redenzione e della divina misericordia.

Siamo peccatori ma confidiamo nella divina misericordia. Lasciamoci portare dal Buon Pastore seguendo docili la voce della grazia: grande sarà la festa degli Angeli in cielo.