Forse non lo sapevate che...


Buone notizie che non fanno notizia. Perché come va il mondo dipende anche da cosa guardi e da come lo guardi.

WhatsApp Image 2019-07-26 at 18.03.58

Se Fosse

di Fabiana Martini

 

Se giocando al gioco del “Se fosse…” la persona da indovinare fosse stata Francesco Rosato e al mio turno mi avessero chiesto di dire una cosa che lo rappresentava, non avrei avuto esitazioni: se fosse una cosa, sarebbe una roccia.

“Aggregato minerale di massa tanto imponente da risultare elemento costitutivo della crosta terrestre” recita il Devoto Oli, che riporta anche un significato figurato: “Persona di eccezionale robustezza e resistenza fisica o morale”.

Affidabile, coerente, una garanzia. Certo, a volte spigoloso, non sempre facile da scalare, ma un posto su cui costruire la propria casa, su cui impiantare i propri progetti. E una casa solida Francesco, morto venerdì 12 luglio a 49 anni a causa di un tumore al cervello, l’aveva costruita assieme a Rosy ventun anni fa dopo un lungo fidanzamento vissuto nel servizio, in Azione Cattolica e non solo: cito tra le varie un’esperienza estiva di volontariato in Albania. Insieme erano stati vicepresidenti diocesani per il Settore Giovani, ma anche animatori di gruppi giovanissimi e giovani. Dopo il matrimonio la formazione era continuata nel Gruppo Famiglie di San Vincenzo de’ Paoli, la parrocchia in cui Francesco era cresciuto assieme al fratello Mauro, nonostante gli impegni professionali lo assorbissero sempre più e lo avessero costretto a spostarsi in Puglia e in Toscana prima del rientro definitivo in regione.

Studente brillante, maturatosi al Galilei e laureatosi all’Università di Trieste con il massimo dei voti, ha continuato ad applicare al lavoro lo stesso rigore e la stessa serietà che metteva nello studio. La sua carriera professionale, iniziata alla Danieli, è legata soprattutto alla Ferriera di Servola: a soli 33 anni ne divenne direttore e decisivo fu il suo contributo nel portare in città l’imprenditore cremonese Giovanni Arvedi. A differenza di molti credeva davvero nelle possibilità di riconversione dello stabilimento e nella pur residuale vocazione industriale del nostro territorio: come ha affermato in questi giorni Roberto Cosolini, «era tra i pochi a Trieste a sapere di industria». Motivo per cui l’ex sindaco durante il suo mandato gli aveva affidato il compito di consulente del Comune per la riconversione di Servola, un’operazione che prevedeva anche il salvataggio di cinquecento posti di lavoro, particolare prioritario nell’impostazione del lavoro di Rosato, che nei confronti dei lavoratori ha sempre avuto massimo rispetto e un occhio di riguardo, come testimoniato anche dalle rappresentanze sindacali. Siderurgico e operaio nel profondo. «Da direttore» ricorda Manuel, un dipendente della Ferriera, «è stato l’unico che presentava periodicamente l’andamento dell’azienda a tutti gli operai con una tale eleganza che sembrava di lavorare alla Ferrari. E terminato l’incarico non sono state poche le volte in cui in momenti di difficoltà da diverse persone e in diversi reparti ho sentito dire: “Rosato non l’avrebbe permesso” o “Rosato avrebbe fatto subito qualcosa”».

Le difficoltà e i motivi di sofferenza anche prima della prova finale non gli sono mancati, ma ne è sempre uscito rafforzato e senza perdere l’ironia che lo caratterizzava e che sembrava lo portasse a guardare le cose con apparente distacco. Uomo di poche parole e di molti fatti, ingegnere nel lavoro e nella vita, come spesso gli ripetevamo, ha lasciato un’impronta che resisterà al tempo. Un’impronta che ha innanzitutto i nomi dei suoi quattro figli — Nicolò, Benedetta, Filippo e Leonardo — ma anche quello di tanti progetti avviati durante un’esistenza intensa vissuta con grande dignità fino alla fine.

Del resto, mi fa notare Gianguido Salvi, presidente diocesano dell’Azione Cattolica, in questo caso prima di tutto amico di Francesco, che di professione fa il geologo, dalla roccia delle montagne nascono i torrenti e le sorgenti che poi generano a loro volta i fiumi, ma non dobbiamo dimenticare che anche le rocce e le montagne sono fragili: il tempo e gli agenti esogeni le attaccano come malattie, creano fratture, ma dalla loro frantumazione si formano i letti dei fiumi e i fondali marini, fondamentali nella costruzione di ambienti indispensabili alla vita della pianura e delle coste. In definitiva, anche dall’aspetto opposto della roccia, cioè dalla sua debolezza, possono gemmare mondi meravigliosi.

Soprattutto se abbiamo la consapevolezza, come ci ricorda il Deuteronomio al capitolo 32, che «Egli è la Roccia; perfetta è l’opera sua; tutte le sue vie sono giustizia». Una consapevolezza che faceva dire a Francesco: «Sia fatta la tua volontà».

 

L’articolo è stato pubblicato su Vita Nuova il 19.07.2019.

Acconsenti al trattamento dei dati personali