Due passi in città


Quelli che... la sacrestia è confortevole e affrescata, ma non è esattamente casa loro. Ovvero: da laici cristiani, nel sociale e nel politico.

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Uno di noi. La mostra dedicata a don Francesco Bonifacio

di Francesco Longo

 

Spesso i santi appaiono lontani, uomini e donne di altri tempi, modelli irraggiungibili di perfezione spirituale.

Questo è particolarmente vero per i ragazzi più giovani delle nostre parrocchie e dei nostri gruppi, che generalmente hanno poche occasioni di incontrarne in modo attivo la vita e la testimonianza. Al più riconoscono i santi della Chiesa primitiva o i patroni della propria città o del nostro paese. È allora importante, specie nelle attività di catechesi, riuscire a far incontrare i ragazzi con la vita dei santi.

Grazie al metodo dell’Azione Cattolica dei Ragazzi, è già da un paio d’anni che con i ragazzi della Cresima della Parrocchia di Maria Regina Pacis stiamo cercando di rendere i santi persone sempre più vicine alla loro vita quotidiana.

Ma tra i santi ce n’è uno che ci è particolarmente caro. Sarà perché ha dato la vita per non lasciare i suoi giovani e le sue giovani dell’Azione Cattolica, sarà perché l’associazione di cui era assistente era intitolata alla “Regina Pacis”, sarà perché è un santo delle nostre terre, sarà perché la nostra chiesa non è molto più grande della chiesetta di Villa Gardossi, sarà perché ormai è tradizione per noi fare il ritiro in preparazione alla Cresima in occasione del pellegrinaggio annuale della parrocchia a Crassiza.

In realtà però don Francesco ci è particolarmente caro perché abbiamo avuto la fortuna di incontrare qualcuno che si spende da tanti anni per custodirne la memoria… Mario e Giuliana sono persone care alla parrocchia Regina Pacis perché sono stati tra i primi animatori, ormai quasi quarant’anni fa, del “terribile” gruppetto ACR della parrocchia Regina Pacis, quando in otto ragazzi partecipavano ai campi diocesani a Borca.

Con l’attuale gruppo della Cresima di circa venti ragazzi della parrocchia, abbiamo pertanto accolto volentieri da Mario e Giuliana l’invito a visitare la mostra che hanno realizzato, insieme all’Istituto Regionale per la Cultura Istriana-fiumano-dalmata, per ricordare la figura di don Francesco. La mostra, inaugurata alla presenza del Presidente della Regione FVG e del Sindaco di Trieste, è aperta fino alla fine del mese di marzo presso il Museo della Civiltà Istriana, Fiumana e Dalmata in via Torino.

La mostra ripercorre brevemente, tramite una serie di fotografie d’epoca e di semplici testi esplicativi, la vita di don Francesco, la sua crescita, la sua vocazione e la sua formazione sacerdotale, il suo primo incarico pastorale a Cittanova. Ma è soprattutto l’esperienza di cappellano a Villa Gardossi, presso Buie, ad essere il centro della mostra. Le foto del gruppetto dei ragazzi e delle ragazze o dei bambini in occasione della celebrazione della prima Comunione fanno di don Francesco l’esempio di un ‘buon cappellano di campagna’. Uno di noi, appunto, e non un santo irraggiungibile.

Un prete semplice, ma profondamente innamorato del Signore, tanto da non abbandonare il gregge a lui affidato anche in occasione delle prime avvisaglie di intimidazioni e di violenza ai sacerdoti dell’Istria.

Un prete fino in fondo! Un prete che non ha smesso di essere tale anche nel momento del martirio. Un prete che ha perdonato i suoi assassini, che ha tenuto in mano il suo breviario, visibile tra l’altro alla mostra, recitando i salmi e gli inni della tradizione fino all’ultimo. «Un prete», come ha detto una dei nostri ragazzi prima di visitare la mostra … la migliore sintesi della vita di don Francesco.

Un uomo buono la cui testimonianza di perdono ha portato riconciliazione alle nostre terre di confine, come si evidenzia dalle pubblicazioni su di lui scritte in italiano, sloveno e croato. Un beato delle nostre terre.

Quest’anno infatti ricorrono i dieci anni dalla sua beatificazione avvenuta a S.Giusto nel 2008. Una beatificazione a lungo attesa dopo la morte avvenuta nel 1946 e l’inizio del processo, aperto a Trieste nel 1956. In mostra si trovano tra l’altro le copie di alcune delle testimonianze più rilevanti per il riconoscimento del martirio.

I ragazzi hanno incontrato un santo a loro vicino, semplice accompagnatore di ragazzi come loro, un uomo che voleva bene a Gesù e ai suoi ragazzi. Un santo come possiamo diventare noi se ci apriamo alla Misericordia del Padre.

E che lo sguardo amorevole di don Francesco, come appare nel grande quadro al centro della mostra, ci accompagni!

(foto da triesteprima.it)

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