Generazioni


La vita in AC, giorno per giorno

Non tutto tornerà come prima

di Luca Tedeschi

Ho raccolto sensazioni, gesti, abitudini, trasformati dal tempo che viviamo. L’ho fatto perché mi piace osservare, custodire e raccontare ma oggi non posso farlo attraverso la fotografia.

L’ho fatto anche per sorridere un po’. Per occupare del tempo in questi giorni appesi. Per guardare alla mia quotidianità fortunata con il pensiero rivolto però a chi non passa questo tempo al “sicuro” di una casa circondato da persone familiari.

L’ho fatto per tornare qui un domani (avevo scritto qualche giorno, corretto in settimana, corretto in mese sigh!) e magari rileggere della vita ai tempi del Covid-19 e tirare un sospiro di sollievo questa volta a pieni polmoni e scoprire che la nostra esistenza ne è uscita, se non rivoluzionata, probabilmente rimappata, un po’ più asciutta ed orientata, avendo fatto tesoro di quanto stiamo passando.

Ne esce questo elenco, sghembo, sconnesso, disorientato ma che ha sapori e odori di vita e lo condivido. L’invito è di creare il vostro racconto. Inviatelo a segreteria@azionecattolica.trieste.it e ci racconteremo di questa vita sotto il Covid-19.

Il silenzio della città al mattino.

Le persone che ti scansano sul marciapiede.

Le linee di cortesia (distanza) da rispettare che spuntano ovunque.

La panetteria sotto casa che chiude.

Le baruffe con i tuoi genitori per non farli uscire di casa o quelle in casa per chi esce a fare la spesa e a gettare le immondizie.

Il pensa un po’… a quest’ora avrei dovuto essere in quel posto per lavoro (nel mio caso a Cortina d’Ampezzo su una pista da sci per le finali della Coppa del Mondo). Il tuo lavoro sospeso… il lavoro sospeso di molti.

Il caffè della mattina fatto in casa e preso sul balcone, sotto il sole primaverile assieme a chi è in casa con te.

I lavori di casa che non hai mai fatto nei mesi scorsi, per mancanza di tempo o più probabilmente per pigrizia.

Le pulizie straordinarie fatte per impiegare il tempo e scacciare la noia assieme ai quintali di polvere che magari si sono accumulati… dalle scorse “pulizie di primavera”.

La chiacchierata dalle finestre nel cortile di casa con il vicino che vedi ogni estate, perché da quella benedetta finestra ti affacci solo nella bella stagione.

Il silenzio sulle scale dei condomini. Ma dove state tutti? Non siete a casa? Mica è un letargo!

L’odore del bucato e delle cose buone fatte in casa. Prima non cucinava più nessuno?

Aggiungere sull’agenda un appuntamento e sul campo “luogo” segnare sempre lo stesso: online, sostanzialmente un non luogo per continuare a ragionare di un mondo normale in modo virtuale.

Quella voglia irrefrenabile di allungare la strada tra lavoro e casa, tra la spesa e casa solo per sgranchirsi le gambe e respirare all’aria aperta.

Quei benedetti e stramaledetti gruppi whatsapp che suonano di continuo. Credo di averne creati almeno due o tre in questo periodo…

Riprendere la lettura di quel libro abbandonato sul comodino.

La pubblicità che invita alla vita sana e a fare attività fisica, mentre sei rinchiuso nelle quattro mura di casa e l’esercizio fisico più spinto che puoi fare è la mezza maratona tra soggiorno-cucina-soggiorno con l’arrivo trionfale in camera da letto.

Invidiare quelli che hanno un megabalcone, un giardino, un garage sotto casa per poi immediatamente dopo pensare a chi una casa non ce l’ha e sentirsi veramente uno schifo.

Fare l’elenco delle persone che vorresti finalmente sentire dopo che per mesi o anni non l’hai mai fatto.

La spesa fatta per i genitori, i nonni, i familiari.

Raccogliere i segnali di noia e tristezza dei tuoi figli e cercare di trasformare tutto in un gioco positivo, senza però nascondere le difficoltà e la straordinarietà della situazione.

Riassaporare l’affetto per chi ti sta accanto e riscoprirsi famiglia.

Mettere a nudo le vere priorità della vita. Sognare il dopo perché non tutto tornerà come prima.

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