Generazioni


La vita in AC, giorno per giorno

Un’amica è tornata dal Padre

di Mario Ravalico

La mattina di sabato 18 luglio, dopo aver invocato l’auto della Madre celeste alla quale da sempre era molto legata, è ritornata alla Casa de Padre Jolanda Radešić di Crassiza.

Ricordare Jolanda, per l’Azione Cattolica di Trieste, è quasi un dovere, ma non di quelli che pesano: è la riconoscenza per la sua grande disponibilità.

Jolanda era nata il 27 agosto 1930 a Montreo – Muntrilj, vicino a Santa Domenica – Labinci. E, con la sua famiglia, era rimasta là fino alla fine degli anni ’30, frequentando la scuola e il catechismo per ricevere i sacramenti. In primavera del 1939 arrivò a Villa Gardossi – Crassiza: il padre era colono e si spostava con la famiglia a lavorare i campi e a svolgere i lavori domestici là dove le famiglie benestanti avevano bisogno. 

Qualche mese più tardi, arrivò a Villa Gardossi anche il giovane sacerdote don Francesco Bonifacio: era la metà di luglio quando, nella chiesa di Santo Stefano, il parroco di Buie presentò ai fedeli il nuovo cappellano e con la famiglia di Jolanda, come con tante altre famiglie, fu subito un’intesa profonda che durò a lungo. Anche perché don Francesco cominciò da subito a visitare tutte le famiglie sparse nei borghi e villaggi della vasta curazia. Jolanda ricordava come, proprio nel suo primo incontro con don Francesco, si sentì dire in modo amorevole: Non pensare di trascurare il catechismo, anche se hai già fatto la prima comunione. Continuò con costanza la frequentazione alla dottrina e alla chiesa: don Francesco ha contribuito non poco ad alimentare la sua fede che non l’abbandonò più, fino all’ultimo giorno della vita. E, per tutti coloro che l’incontravano, era un segno dell’amore di Dio per gli uomini: sempre sorridente, con chiunque, mai si lamentava se non della durezza della guerra e delle sue tragedie, e del duro e difficile dopoguerra che aveva conosciuto da vicino. Sempre disponibile ad accompagnarti fino alla chiesa ed aprirti la porta con quelle chiavi che già il parroco don Irenko Gallo le aveva consegnato e che poi anche i parroci che si sono susseguiti nel tempo le hanno affidato con fiducia. E a raccontarti con dolcezza ma anche con fermezza di quel povero giovane prete che era per tutti, senza distinzione di alcun genere e che poi la cattiveria degli uomini lo aveva fatto uccidere.

Quante volte Jolanda, per me una vera fonte di ricordi e notizie che mi ha aiutato a comporre il complesso mosaico di don Bonifacio, mi aveva raccontato delle visite che lui faceva a casa sua, soprattutto nel tempo della malattia del papà, verso il quale don Francesco si prestava con varie attenzioni, anche le iniezioni per sollevarlo un po’ dai dolori che la malattia gli procurava. Ed era simpatico ascoltare da lei il racconto di una delle prime visite che don Francesco fece alla sua famiglia: Ricordo come ora la sua contentezza, quando, salutandoci, mia mamma gli regalò un pugno di fagioli, un po’ di farina e un po’ di patate per la sua magra mensa, ma sono certa che non tenne tutto per sé, perché spesso donava quello che riceveva a chi era più povero di lui.

Qualche anno più tardi, Jolanda con la sua famiglia si trasferì un’altra volta, e andò in un paese vicino ad Antignana – Tinjan perché là la sua famiglia trovò lavoro nei campi. E qui, frequentando la chiesa, conobbe un giovane sacerdote che in seguito subì come don Bonifacio il martirio per la fede: era don Miroslav Bulešić. Me lo ricordava spesso come lei avesse avuto la grazia di conoscere tutti e due i sacerdoti dichiarati Beati dalla Chiesa. Cosa non proprio comune.

Quello che a me ha particolarmente colpito di Jolanda è stata, nella sua semplicità, la capacità di trasmettere ai suoi figli, a Livia, a Bruno, a Mario e ai suoi nipoti e pronipoti la storia che lei ha vissuto, il suo amore per il Signore e per la Chiesa e il ricordo – ancora vivo e sempre presente – di don Francesco, dando così certezza alla continuità di questa importante storia.

Il martedì successivo al ritorno nella Casa del Padre di Jolanda, don Antonio Bortuzzo, il nostro assistente dell’AC, ha voluto celebrare in suffragio dell’anima la S. Messa nella chiesa Regina Pacis, presenti diverse persone che l’hanno conosciuta e le hanno voluto bene. E mi piace riprendere quanto don Antonio ha ricordato di lei nella omelia: Jolanda, nella sua semplicità, ha saputo vivere e testimoniare la sua fedeltà al Signore e il suo amore per il prossimo, così come don Francesco glielo aveva insegnato con la sua vita e la sua morte.

Il pomeriggio, a Crassiza, al suo funerale, erano presenti moltissime persone, per partecipare alla S. Messa esequiale e per dare a Jolanda un ultimo saluto: è stato questo il suo forse inconsapevole regalo, quello di far ritrovare assieme, dopo il lungo inverno della pandemia, tante persone amiche che hanno finalmente potuto rivedersi e riabbracciarsi, magari solo virtualmente, per riconfermare ancora una volta una vicinanza e un’amicizia che non dimenticheremo mai.

Trieste, 31 luglio 2020

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